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Di Andrea Persi 

Bene o male siamo tutti affascinanti dall’inquietante semplicità dei misteri della “stanza chiusa” che si svolgono in ambienti ristretti tra pochi personaggi e che hanno raggiunto il loro massimo cinematografico in pellicole come La parola ai giurati di Sidney Lumet e il loro estremo artistico nel più recente Buried di Rodrigo Cortes.

Il seguito ideale del celebre mockumentary Cloverfield, oltre al titolo si possono notare qui è là diversi richiami al marketing virale del primo film, diretto dal regista di cortometraggi Dan Trachtenberg e sceneggiato dal trio formato da Josh Campbell, Matthew Stuecken e Damien Chazelle (quest’ultimo già regista di Whiplash e attesissimo a Venezia con La La Land) riprende questa tematica raccontandoci le vicissitudini di tre persone bloccate dentro un rifugio antiatomico a causa di un misterioso attacco che pare abbia decimato la popolazione mondiale. Ma andiamo con ordine.

Dopo un litigio col proprio fidanzato, la giovane Michelle (Mary Elizabeth Winstead, La leggenda del cacciatore di vampiri, La regola del gioco) lascia New Orleans e si mette in auto in piena notte, subendo però un violento e improvviso incidente in cui perde i sensi. Quando si risveglia scopre di trovarsi in un bunker in cui un uomo di nome Howard (John Goodman, Il grande Lebowski, Kong: Skull Island) le dice che gli Stati Uniti hanno subito un attacco chimico e che probabilmente dovranno restare li dentro per mesi prima di poter uscire, visto che l’aria è divenuta tossica. Nel rifugio c’è anche un uomo più giovane di nome Emmet (John Gallagher Jr, Jonah Hex, Il terrore del silenzio) che conferma la storia, pur ammettendo di non aver visto gran che. Michelle a causa dei modi paranoici e a tratti violenti di Howard tenta di fuggire, ma viene riprese non prima di aver dato una fugace occhiata all’esterno che la convince della sincerità dell’uomo. I tre superstiti si rassegnano così alla convivenza forzata, nel corso della quale però Michelle viene messa in allarme dal comportamento sempre più ambiguo di Howard che sembra essere più pericoloso dei misteriosi invasori esterni.

Il film si può praticamente dividere in due parti: una iniziale che occupa circa i tre quarti della pellicola ed è prettamente thriller e una finale, più marcatamente di fantascienza. La prima contiene alcuni spunti piuttosto buoni, pensiamo alla scena del tentativo di fuga o a quella in cui Michelle striscia nel condotto dell’aria per riparare l’impianto e raggiunge il suo massimo durante l’inquietante sequenza davanti al barile d’acido, da lì, purtroppo è tutto un discendere (anzi precipitare) in trovate sempre più ridicole e improbabili fino ad arrivare a un finale “made in America” che nemmeno il peggior film di The Rock.

Un divario tale che si riflette anche sulle interpretazioni dei protagonisti mettendo il personaggio interpretato da Mary Elizabeth Winstead in situazioni talmente strampalate che nemmeno Meryl Streep sarebbe potuta essere credibile, mentre John  Goodman ci offre un’interpretazione di grandissima bravura in ruolo inconsueto per un attore comico come lui.

10 Clorfierld Lane rappresenta, insomma, una grande occasione mancata di riproporre il successo del film originale e infatti è stato strapazzato in tutto il mondo dagli animaletti morbidosi di Zootropolis la cui comicità, almeno, era volontaria.

 

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