Oops! It appears that you have disabled your Javascript. In order for you to see this page as it is meant to appear, we ask that you please re-enable your Javascript!
[Voti: 1    Media Voto: 4/5]

 

Di Andrea Persi

Il percorso ordinario di un musical, se si escludono i casi di Billy Elliot, diventato un opera teatrale con ben 18 anni di repliche dopo il film del 2000, o de Il Re Leone che ha debuttato a Broadway 3 anni dopo il cartoon della Disney, è quello dal palcoscenico al grande schermo. Mamma mia non fa eccezione ma la sua originalità sta nel fatto di aver unito le musiche dei nordici Abba ad atmosfere tipicamente mediterranee e solari, fin troppo chiaramente ispirate alla commedia del 1968 Buonasera, signora Campbell, diretta da Melvin Frank e che valse a Gina Lollobrigida il David di Donatello come migliore attrice e, oggi, nell’essere il primo musical di cui viene proposto al pubblico cinematografico un prequel\sequel scritto e diretto da Oi Parker (autore della sceneggiatura di Marigold Hotel e Ritorno al Marigold Hotel), con la fotografia di Robert Yeoman (Dogma, Grand Budapest Hotel)  e, ovviamente, le musiche degli Abba.

Qualche tempo gli eventi del primo film, la famiglia allargata di Donna Sheridan (Meryl Streep) si trova ad affrontare nuove difficoltà fra separazioni, nuovi arrivi e la riapertura dell’hotel, mentre, sull’onda dei ricordi dei vari personaggi, assistiamo agli eventi che condussero anni prima la giovane protagonista sulla magica isola di Kalokairi.

Parker gestisce con grande abilità sia il nutrito cast, a cui, oltre alle star del primo film si aggiungono, tra gli altri, l’ex cenerentola di Branagh, Lily James, molto brava a dar vista un personaggio, quello della giovane Donna, che rischiava di essere frivolo e Jeremy Irvine nel ruolo del giovane Sam Carmichael, interpretato nella versione matura da Pierce Brosnan, che le molteplici situazioni tra passato e presente, riuscendo a innestare all’interno di una narrazione gradevole, ma che ovviamente nonostante il coraggioso colpo di scena iniziale e i tentativi di rendere la storia più “adulta”, sconta tutti i limiti del racconto melenso dall’inevitabile lieto fine, le musiche della pop band scandinava, riproponendo, in nuove e originali coreografie, brani del primo film quali Waterloo, Dancing Queen o Super Trouper e nuove canzoni quali When I Kissed the Teacher, Fernando (inserito a uso e consumo dei nuovi personaggi interpretati da Cher e Andy Garcia) e My love, my life (impossibile non commuoversi nella scena a cui fa da accompagnamento).

Sarebbe forse eccessivo dire che il regista londinese e la sua troupe vincono il confronto con il prodotto originale ma certamente riescono a non farlo rimpiangere e quindi chissà che qualcosa nato per il cinema non sbarchi nuovamente a teatro per una lunga e durata serie di rappresentazioni.

Leave a Comment

Your email address will not be published.