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7 Sconosciuti Al El Royale

Di Andrea Persi 

Il mistero dei misteri nel giallo è il cosiddetto enigma della stanza chiusa in cui un delitto viene commesso in un luogo apparentemente inaccessibile ma che nel finale, a volte tramite quelle soluzioni improbabili che tanto irritavano Truman Capote in Invito a cena con delitto, viene spiegato con elementare facilità. Aghatha Christie, a cui pure il meccanismo non dispiaceva, andò oltre e nel suo più volte trasposto 10 piccoli Indiani aggiunse l’elemento dell’ambiguità di uno dei personaggi che non era chi diceva di essere. Lo stesso hanno fatto Quentin Tarantino con Le iene o Brian Singer con I soliti sospetti. Il regista Drew Goddard (Quella casa nel bosco) con questa sua opera presentata in anteprima alla Festa del Cinema di Roma ha deciso di andare coraggiosamente oltre rendendo, in maniera vagamente lynchana, ambigui perfino i luoghi in cui è ambientata la sua storia tratta da uno spec script, come vengono denominate le sceneggiature che non vengono commissionate, scritto dallo stesso Goddard che si avvale della fotografia di Seameus McGarvey (The Accountant, The Greatest Showman) e della colonna sonora del premio Oscar di Michael Giacchino (Inside Out, Gli incredibili 2)

Stati Uniti, anni ’70. Nell’un tempo famoso Hotel El Royale, situato esattamente sul confine tra California e Nevada si incontrano il venditore di aspirapolveri Laramie Seymour Sullivan (John Hamm), padre Daniel Flynn (Jeff Bridges), la cantante di colore Darlene Sweet (Cynthia Erivo), le sorelle Emily e Rose Summerspring (Dakota Johnson e Cailee Spaeny), il carismatico hippie Billy Lee (Chris Hemsworth) e il portiere dell’albergo Miles Miller (Lewis Pullman). Durante una notte di pioggia i reali scopi dei membri del variegato gruppo emergeranno in maniera violenta e tragica.

Un affascinante susseguirsi di situazioni in cui la falsa percezione dei fatti da parte dei personaggi, sui quali si staglia uno spettatore, invece, quasi sempre onnisciente, conducono il pubblico in un percorso tarantiniano, depurato (per fortuna) degli eccessivi fumettistici del regista di Knoxville ma in cui sono ben saldi altri elementi quali i salti narrativi, nel quale nulla, luoghi compresi, è come sembra e in cui, quindi, ogni cosa può accadere. A differenza del finale pasticciato e stiracchiato de La casa nel bosco, Goddard stavolta riesce a costruire una narrazione solida e credibile che omaggia il noir dei tempi d’oro e che ha i suoi punti di forza, oltre che in un cast notevole in cui spiccano soprattutto le interpretazioni maschili, in particolare quelle di Bridges ed Hemsworth, nelle scenografie e nelle musiche di Giacchino alle quali l’autore abbina storici brani della musica pop degli anni 60 come This Old Heart of Mine (Is Weak for You) dei The Isley Brothers e He’s a rebel delle The Crystal.

Ottima pellicola che unisce le atmosfere del mistery hollywoodiano con il moderno e (truculento) thriller drammatico.

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