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Ottobre 31, 2020
Film Recensioni

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Che siano commedie (L’Aereo più pazzo del mondo), thriller (Red Eye) o mere “trashate” (Con Air) il film ambientati a bordo di aerei e simili rappresentano un sottogenere sempre in voga sia per il fascino che l’ambientazione insolita ha tra il pubblico e sia per i costi contenuti di una pellicola di norma ambientata in un unico set che certamente non dispiacciono ai produttori.

Il film di oggi, il cui titolo indica il codice che i piloti utilizzano per segnalare atti illegali a bordo, è appunto ambientato su un aereo è ha avuto una produzione travagliata, come la storia che racconta, iniziata nel 2017, prima di approdare sulla piattaforma streaming Amazon Prime Video, dove è ora disponibile.

Il volo notturno European 162, da Berlino a Parigi, viene dirottato da un gruppo di terroristi. Isolato nella cabina di pilotaggio il giovane primo ufficiale Tobias Ellis (Joseph Gordon Levitt), dovrà utilizzare tutta la sua abilità e astuzia per proteggere le persone a bordo e far atterrare il velivolo.

Diretto e sceneggiato (assieme al documentarista Senad Halilbasic) dal giovane regista tedesco Patrick Vollrath, il film si caratterizza a livello tecnico per il particolare utilizzo della soggettiva.

Mentre nei titoli di testa ci viene mostrato il terminal dell’aeroporto attraverso le telecamere di sicurezza, che, tramite il campo medio, ci suggeriscono senza mostrare le attività in cui sono impegnati i personaggi inquadrati, il film vero e proprio è interamente girato dalla prospettiva della cabina di pilotaggio, rifugio ma allo stesso prigione del protagonista (un sempre bravo Joseph Gordon Levitt), il quale benché in grado di comunicare con l’esterno e col resto dell’aereo e di vedere cosa accade davanti alla porta, grazie alla telecamera dell’abitacolo, rimane ignaro di ciò che succede nel resto del velivolo, così come, in maniera quasi complementare, i dirottatori sanno cosa succede a bordo ma non dentro la cabina di pilotaggio, mentre i passeggeri e il resto dell’equipaggio sono del tutto ignari di quale esito stia avendo il dirottamento.

Questo meccanismo fa sì che l’aspettativa del pubblico, limitato dalla prospettiva di ciò che succede all’interno della cabina, non sia concentrata, come in gialli quali ad esempio Nodo alla gola di Hitchcock, su come e quando, ciò di cui lo spettatore è già a conoscenza verrà svelato, ma su come potrà evolversi e risolversi la trama in base alle azioni e delle reazioni degli altri personaggi, il che riesce, pur senza grandissimi colpi di scena (che, peraltro, avrebbero rischiato di risultare troppo forzati) a mantenere la storia su buoni livelli di tensione fino alla fine.

Un solido thriller della “stanza chiusa”, dall’ottimo ritmo narrativo, anche se magari leggermente scontato.

Andrea Persi

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