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Aquaman

Di Andrea Persi

Dopo essere “nato” nel 1941, come risposta al Namor della Marvel, le origini di Aquaman al secolo Arthur Curry, sono state rielaborate da zero ben tre volte di prolifici autori della DC Comics. Nella prima versione della cosiddetta Golden Age (inteso come il periodo, tra gli anni ’30 e ‘50 di boom editoriale e culturale del fumetti) Aquaman era il figlio di uno scienziato che, scoperte le rovine di un’antica civiltà subacquea, forse Alantide, insegna al ragazzo come vivere nell’ambiente sottomarino e a comandarne le creature per poi farlo tornare in superficie per combattere il crimine (roba da assistenti sociali, insomma). Nel periodo “revival” denominato Silver Age (1956-1971) l’eroe marino è invece il figlio del guardiano di un faro e di una donna proveniente da Atlantide. Infine nella versione post Crisi delle Terre Infinite (una sorta di mega crossover in cui interagivano supereroi di diverse realtà parallele) Aquaman è figlio della regina di Atlantide Atlanna e del mago Atlan (complimenti per la fantasia), scacciato dal suo mondo perché biondo (mah???). Per esclusione si capisce benissimo perché ci si sia ispirati alla versione Silver Age per la trasposizione del fumetto, diretta da James Wan (creatore delle saghe horror di Insidious e The conjuring), sceneggiata da David Leslie Johnson-McGoldrick (La furia dei Titani, Amore criminale) e Will Beall (Gangster Squad) con la fotografia di Don Burgess (Forrest Gump, Wonder) e le musiche di Rupert Gregson-Williams (Hotel Rwanda, Wonder Woman).

Dopo la sconfitta di Steppenwolf, Arthur Curry, alias Aquaman (Jason Momoa), ha ripreso la sua vita vagabonda aiutando coloro che si trovano in pericolo sul mare ma continuando a rifiutare il suo retaggio di principe di Atlantide in odio a coloro che ritiene responsabili della morte di sua madre Atlanna (Nicole Kidman). Ma il desiderio del suo fratellastro Orm (Patrick Wilson) di conquistare la superficie lo spingeranno in una pericolosa missione per rivendicare il trono.

Con questo film la DC e la Warner proseguono nel loro percorso, ininizato con Wonder Woman di rendere meno dark e narrativamente meno complesso il loro approccio ai film sui supereroi della casa editrice di Burbank. Potremmo anzi dire che in questo caso siamo di fronte al film più “marvelliano” della DC Comics che imita lo stile della rivale utilizzando una trama alquanto semplice, quasi scontata, che si cerca di rimpinguare con frequenti dosi di ironia e autoironia ed effetti speciali di caratura titanica, che però a volte appaiono platealmente artefatti, offrendo ottime scene come quella dello tsunami, altre invece piuttosto confusionarie come quella dello scontro finale. Un film, inoltre, che se rielabora in maniera interessante il mito di Atlantide ovviamente adattandolo alla dimensione fumettistica della pellicola, non sfugge ad alcune trovate discutibili come consueta sequela di luoghi comuni sull’Italia (più mitica di Altantide per gli sceneggiatori americani) o l’orrida arena subacquea con tanto di tabellone luminoso in stile Hunger Games. Bravi e in parte il roccioso ex bagnino di Baywatch (nonché Kal Drogo de Il trono di spade) Jason Momoa e Nicole Kidman, perfetti sconosciuti ai loro personaggi Patrick Wilson e il ghignante Willem Dafoe nel ruolo di Vulko. Piccola parte, infine, per l’ex Mr “Ti spiezzo in due” Dolph Lundgren, nei panni di re Nereus.

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