Auguri per la tua Morte

 

Di Andrea Persi 

Nel 1943 per dimostrare che i viaggi nel tempo erano impossibili lo scrittore francese René Barjavel, elaborò il cosiddetto “paradosso del nonno” secondo cui se qualcuno tornava indietro nel tempo e uccideva il proprio nonno, avrebbe dato vita a una insanabile contraddizione perché suo padre e quindi lui non sarebbero nati e quindi lui non avrebbe potuto uccidere il nonno.

Tralasciando perché qualcuno dovrebbe tornare indietro allo scopo di uccidere un parente, il paradosso ha costituito la base anche per molte opere di fantascienza che hanno scelto utilizzarlo, come The time machine di Simon Wells (per l’appunto pronipote dello scrittore H.G. Wells) di ignorarlo, come in X-Men – Giorni di un futuro passato di Bryan Singer e di trovare una scappatoia a esso come fa oggi il regista Christopher B. Landon (figlio dell’indimenticabile Michael protagonista della serie tv La casa nella prateria) nel sequel  del fortunato film di due anni fa, di cui è nuovamente sceneggiatore mentre alla fotografia e alle musiche troviamo ancora rispettivamente Toby Oliver (Insidious – l’ultima chiave) e Bear McCreary (Cloverfield Paradox).

La giovane Tree (Jessica Rothe) crede di essere finalmente uscita dal loop temporale che terminava ogni volta con la propri morte. Ma ben presto si accorge non solo di esserne ancora prigioniera, ma che per tornare a casa dovrà prendere decisioni molto più difficili di quelle già fatte.

Se il primo film traeva ispirazione, tra gli altri da Scream di Wes Craven e Ricomincio da capo di Harold Ramis, in questo è molto forte l’influenza del cult Donnie Darko di Richard Kelly, in cui il viaggio nel tempo si tramuta in una sorta di esperienza metafisica sul senso della vita e sulle scelte che facciamo, abbinata stavolta non alla satira del bigottismo della middle class americana degli anni ’90 ma all’umorismo, peraltro mai volgare, dei teen movie americani ad ambientazione universitaria e calata all’interno di un plot che spazia, con ritmo e originalità, dallo slasher, alla fantascienza fino al commedia.

Un mix che funziona anche grazie alla protagonista Jessica Rothe, impavida e svampita Jamie Lee Curtis che si muove in scioltezza in un mondo universitario fatto di serial killer e paradossi temporali.

Più Scary movie che Non aprire quella porta, insomma, ma comunque davvero un film godibile.

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