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Novembre 21, 2019
Netflix Recensioni

Balck Mirror 5 – La Recensione

Guardando le tre nuove puntate di Black Mirror su Netflix, è chiaro che la serie, nel nostro attuale universo televisivo, rivendica e detiene la corona di serie antologica fantasy..

Charlie Brooker e Annabel Jones dirigono il team alla base di questo spettacolo, che utilizza la tecnologia di oggi – e la possibile tecnologia di domani – per inquadrare, informare o guidare le proprie storie.

Brooker ha scritto tutti e questi tre nuovi episodi e il loro scopo è tanto ampio quanto profondo è il loro impatto.

Una storia parla di una pop star la cui personalità è commercializzata in una statuetta computerizzata, un altro riguarda un guidatore di una compagnia di tipo Uber che incolpa una società di social media per la sua tragedia personale.

E un terzo – il più ossessivo e audace dei tre – riguarda due amici che provano una nuova versione di realtà virtuale in un videogioco di combattimento corpo a corpo con cui avevano già giocato circa dieci anni prima.

L’episodio del videogioco è intitolato “Striking Vipers” ed è probabilmente il migliore del terzetto, perché ti porta a non riuscire a smettere di pensarci.

Quando si è abbastanza sicuri di sapere dove sarebbe andato a parare questo episodio una volta che i due personaggi si tuffano nel loro gioco, ci si accorge inevitabilmente di aver sbagliato, e le domande più grandi che sono state poste sono così impegnative che si finisce per essere spiazzati come davanti a effetti speciali abbaglianti.

Ogni episodio crea un nuovo mondo, introduce nuovi personaggi e mette in moto una storia che finisce in profondità in un territorio inesplorato.

Come sempre, il franchising Netflix opera ai margini della realtà, rilevando il modo in cui la tecnologia permea le nostre vite mentre tocca il disagio e la paura di dove queste tendenze potrebbero condurre.

Il creatore della serie, Charlie Brooker, è particolarmente bravo nel perfezionare le innovazioni esistenti quel tanto che basta per sondare le tane dei conigli che potrebbero inavvertitamente saltare fuori, il che spiega perché Black Mirror è diventato il nostro moderno “The Twilight Zone”, in un modo che ha eclissato ancora di più rivisitazioni dirette di quell’antologia.

Si noti che non ho detto quasi nulla su ciò che effettivamente accade in questi nuovi episodi. Questo perché originalità, incertezza e imprevedibilità non sono solo ingredienti nello spezzatino di Black Mirror, ne sono lo stufato.

E per sperimentare quanto sia bella e diversa questa serie antologica bisogna solo provarla.

Di Valerio Sembianza

 

 

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