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Maggio 26, 2019
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BERNARDO BERTOLUCCI: COLUI CHE SOGNA.

Di Andrea Persi

Quest’oggi sono tornato con la memoria a una recensione letta ben 15 anni all’indomani dell’uscita del cinematograficamente infelice The Dreamers in cui l’autore si focalizzava sulla differenza tra la traduzione letterale del titolo, i sognatori, e quella più corretta e preferita anche dal regista, quelli che sognano. Il sognatore ha una dimensione più mondana, anche Martin Luther King lo era e anche più solitaria, quelli sognano non hanno logica, limiti e la loro esperienza è necessariamente condivisa. Sognano insieme Olmo e Alfredo in Novecento, i bizzarri intellettuali di Io ballo sola e ovviamente i protagonisti di Ultimo tango a Parigi.

Quando però la dimensione onirica si rompe, come succede all’ultimo imperatore Aisin-Gioro Pu Yi nel momento in cui si trova i rivoluzionari alle porte della Città Proibita, colui che sogna torna ad affrontare la vita reale, forse cresciuto e pronto ad affrontarla, come nel caso dei fratellastri Lorenzo e Olivia nell’ultimo lavoro del regista Io e te, forse rimanendo  troppo debole per farlo come Jeanne e Paul o forse più semplicemente non si sa se pronto o meno come per il personaggio di Shandurai ne L’assedio .

Il sogno dunque come mezzo per capire noi stessi e il mondo che ci circonda e quindi da assaporare con pienezza ma senza attaccarsi all’utopia che duri in eterno come l’esistenza dentro un palazzo reale o in un appartamento di Parigi.

Bernardo Bertolucci ci lascia dunque con questa lezione e questo monito: scegliamo noi sognare, ma non quando svegliarci ed è questa natura effimera dell’esperienza a renderla preziosa.

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