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Dicembre 6, 2019
Recensioni

Escape Room

 

Di Andrea Persi 

Di norma il cinema si occupa di “quelli che scappano” come Clint Eastwood in Fuga da Alcatraz, Gregory Peck in Intrigo internazionale o Tom Cruise in Minority Report o di chi, come i protagonisti di Old Boy o Room, sono prigionieri loro malgrado. Ma il nostro amore per il pericolo (sia pure calato in un ambiente protetto) ha creato il fenomeno delle escape rooms, nato in Giappone nel 2008 ma rapidamente diffusosi in tutto il mondo, in cui delle persone si fanno rinchiudere in una stanza dalla quale devono cercare di evadere, risolvendo complicati indovinelli.

Idea quasi obbligata, quindi, quella di un film, ovviamente horror, su un gruppo rinchiuso in una di queste camere degli enigmi, diretto da Adam Robitel (regista dell’ultimo capitolo di Insidious, l’ultima chiave), sceneggiato da Bragi F. Schut (L’ultimo dei templari) e Maria Melnik, per la fotografia di Marc Spicer (Fast & Furious 7), gli effetti speciali di Max Poolman (La Torre Nera, Tomb Raider) e le musiche della coppia John Carey e Brian Tyler (La mummia, Power Rangers).

Chicago. Zoey (Taylor Russel), Ben (Logan Miller), Jason (Jay Ellis), Mike (Tyler Labine), Amanda (Deborah Ann Woll) e Danny (Nik Dodani) sono sei sconosciuti che vengono invitati da una misteriosa associazione a cercare di risolvere una innovativa escape room multilivello, ma che si accorgeranno in fretta che il vero pericolo non è costituito dalla complessità degli enigmi.

Un horror nel complesso solido e ben strutturato che, ispirandosi a pellicole come the Cube o Saw – l’enigmista, punta però non tanto sullo splatter o sugli jumpscaries, quanto sulla tensione delle situazioni in cui un ruolo fondamentale giocano la pluralità degli ambienti e dei rebus che i personaggi devono svelare e anche il mistero delle loro storie personali (e di come queste siano connesse nella situazione in cui si trovano) che, non a caso, le sequenze introduttive del film ci spiegano solo parzialmente. Pur avendo maggiore coerenza logica rispetto a Saw, che negli ultimi capitoli andava avanti a furia di espedienti sempre più stiracchiati per introdurre nuovi apprendisti del diabolico John Kramer, la storia dopo un inizio molto avvincente, le scene migliori sono sicuramente quelle della sala d’aspetto e della baita, perde di originalità nel finale, trascinandosi verso un epilogo abbastanza prevedibile, pur restando piacevole.

Un film interessante, di cui è in produzione già il sequel, che, riuscendo a “stabilizzare” il ritmo narrativo, potrebbe dare il via una saga horror davvero notevole.

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