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Dicembre 4, 2020
Recensioni

FILM IN QUARANTENA: NELLA VALLE DI ELAH.

L’antefatto che portò all’episodio su cui si basa questa pellicola del 2007 (a disposizione sulla piattaforma Amazon Video), avvenne nell’aprile del 2003 a Fallujah, quando un gruppo di militari americani sparò su un gruppo di dimostranti locali, asserendo di essere stati attaccati per primi senza che però fossero mai trovate prove decisive di questa versione.

Tra le conseguenze di questo evento vi furono una serie di “incidenti” simili in tutto il Paese e, indirettamente, il brutale assassinio di un soldato americano avvenuto in Georgia alcuni mesi dopo il suo rientro in patria e che, come detto, ispirò il film diretto e sceneggiato dal due volte premio Oscar Paul Haggis (Crash – Contatto fisico, Third Person), per la fotografia di Roger Deakins (Fargo, Attacco al Potere) e le musiche di  Mark Isham (Leoni per agnelli, Pride and Glory – Il prezzo dell’onore).

Il veterano del Vietnam Hank Deerfield (Tommy Lee Jones) ha cresciuto i suoi figli come fieri patrioti facendoli arruolare entrambi nell’esercito, nonostante la contrarietà della moglie Joan (Susan Sarandon). Poco dopo la morte del primogenito, Hank viene informato che il figlio minore Michael (Jonathan Tucker) da poco tornato dall’Iraq, non è rientrato alla base dalla libera l’uscita e rischia per questo l’arresto e la condanna per diserzione. Partito alla ricerca del ragazzo, Hank si scontrerà con l’omertà dell’esercito e il disinteresse delle autorità civili, ma troverà l’aiuto della tenace detective Emily Sanders (Charlize Theron).

Con scorrevole eleganza narrativa, Haggis affianca al ben costruito intreccio noir della pellicola (si pensi alle scene del campo abbandonato e dell’inseguimento del sospetto o al colpo di scena finale), una sottotrama drammatica in cui racconta come l’evento motore della storia (la sparizione di Michael) influisca sia su Hank, incrinandone le certezze sui valori in cui ha sempre creduto, che su Emily, poliziotta capace ma disprezzata dai colleghi perché donna, che, seguendo il caso, imparerà a imporsi (e a rischiare) per fare il proprio dovere.

L’ambiguità dell’ambiente militare verso situazioni potenzialmente imbarazzanti (che Edward Zwick nel suo Il coraggio della verità del 1995, affrontò con un inverosimile e pilatesco, approccio assolutorio) sebbene lasciata anche in questa pellicola sullo sfondo, viene comunque trasmessa efficacemente allo spettatore attraverso la decostruzione e la ricostruzione emotiva dei due protagonisti dalla loro acquisizione di una nuova consapevolezza, simbolicamente riassunta dalla scena dell’alzabandiera per Hank e da quella della domanda che il figlio di otto anni di Emily, pone alla madre, che se la verità non basta a sanare le ingiustizie almeno può cambiare le singole persone.

Ottima l’interpretazione (rocciosa ma allo stesso tempo empatica) quella di Tommy Lee Jones che valse la terza nomination all’Oscar, poi andato a Daniel Day Lewis per Il petroliere, all’attore texano.

Un thriller con risvolti psicologici e di denuncia molto ben realizzato.

Andrea Persi

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