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Fire Squad – Incubo di Fuoco

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Di Andrea Persi 

Se si toglie una sfortunata serie tv con Alessandro Gassman dall’improbabile titolo di Codice Rosso, cancellata impietosamente dopo la prima stagione, il nostro cinema ha sempre avuto un approccio piuttosto giocoso verso la figura del Vigile del Fuoco che, come altri uomini e donne in divisa e non, fa tanto per noi quando ci sono delle situazioni d’emergenza. Pensiamo ai Pompieri di Viggiù del 1949 o ai due Pompieri e Missione eroica – pompieri 2, divenuti col tempo, soprattutto il primo, dei cult del nostro cinema comico. Gli Americani hanno invece avuto un approccio ben diverso che ci ha regalato cult come Inferno di Cristallo o Fuoco Assassino e film di minor successo come World Trade Center o Squadra 49. Ad aggiungere un nuovo capitolo al genere è ora il turno di Joseph Kosinski, regista del mediocre Tron Legacy e dell’interessante Oblivion, per la sceneggiatura di Ken Nolan ed Eric Warren Singer, la fotografia di Claudio Miranda (Zodiac) e le musiche di Joseph Trapanese.

Eric “Supe” Marsh (Josh Brolin) è il capo della Granite Mountain Hotshots, una squadra di vigili del fuoco della piccola cittadina di Prescott in Arizona di cui fanno parte tra gli altri, il fedele amico Jesse (James Badge Dale) e lo sbandato Brendan (Mike Teller). Tra problemi personali e difficoltà per essere considerati all’altezza delle squadre federali, Eric e i suoi uomini daranno prova del loro coraggio in svariate occasioni, compreso durante il terribile incendio di Yarnell Hill.

Distribuito in Usa nell’autunno dello scorso anno, il film giungerà da noi il prossimo 22 agosto, un periodo cinematograficamente morto e vedendolo si capisce il perché. La narrazione inutilmente prolissa di ben due ore e un quarto, il consueto atteggiamento “cazzuto” dei protagonisti maschili (oscuramente tutti sposati con donne che sembrano uscite dal set de La fabbrica delle mogli di Bryan Forbes), lo sviluppo alquanto convenzionale della trama principale e di quelle secondarie, in particolare quella relativa al personaggio di Brendan e un certo macchiettismo dei personaggi principali, tra cui svetta l’improbabile “cowboy” Duane Steinbrink, interpretato da Jeff Bridges, rendono la pellicola priva di qualunque spunto narrativo originale, sebbene a livello tecnico siano molto interessanti le sequenze che spiegano il lavoro dei vigili del fuoco, dall’accensione dei “controfuochi” per domare gli incendi  a quello dell’utilizzo delle coperte antifiamma usate per proteggersi e, sul piano recitativo, siano molto convincenti le prove di Brolin e di Jennifer Connelly nel ruolo della moglie di Marsh.

Un discreto film drammatico in cui, come spesso accade nella cinematografia Usa, la resa filmica non risulta all’altezza delle ambizioni celebrative che, troppo spesso, si cerca di utilizzare per attirare il pubblico in sala, quasi che sorbirsi il polpettone bellico di Bay su Pearl Harbour sia un doveroso ossequio ai caduti della seconda guerra mondiale.

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