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Maggio 26, 2019
Recensioni

Il Nome Della Rosa

 

Di Andrea Persi 

Presentata ieri nella storica sede Rai di Viale Mazzini, con la proiezione della prima delle quattro puntate di due episodi ciascuna che andranno in onda a partire dal 4 marzo, la riduzione televisiva del famoso romanzo di Umberto Eco e dell’ancora più celebre film di Jean Jacques Annaud. La produzione italo-tedesca è diretta da Giacomo Battiato e vanta un cast internazionale a cominciare dal protagonista John Turturro, presente proprio nel giorno del suo compleanno alla premiere assieme, tra gli altri, ai nostri Greta Scarano (Anna), Stefano Fresi (Fratello Salvatore), Fabrizio Bentivoglio (Remigio da Varagine) e Roberto Herlitzka (Alinardo di Grottaferrata), per passare poi a Rupert Everett (Bernardo Gui), al popolare interprete di Lost Michael Emerson (l’abate), al veterano del grande e piccolo schermo James Cosmo (il Venerabile Jorge) e al protagonista de La ragazza nella nebbia Alessio Boni (Dolcino).

La trama è ben nota. Nel quattordicesimo secolo il frate francescano Guglielmo da Baskerville (John Turturro) si reca, assieme al suo giovane novizio Adso da Melk (Damian Hardung, noto in patria come protagonista della versione tedesca di Braccialetti rossi) in una misteriosa abbazia benedettina per partecipare a un’importante disputa teologica sulla povertà di Gesù, ma una serie di morti misteriose, apparentemente connesse con la prestigiosa biblioteca del monastero, sconvolge l’apparente tranquillità dell’eremo.

Le possibilità offerte dalla tecnologia del mezzo televisivo e dal super budget di 26 milioni di euro, permettono, dopo il consueto incipit guerresco, di ampliare la storia e approfondire eventi, che pur presenti nel libro, non avevano trovato posto nel film di Annaud. Come la dimostrazione dell’acume di Guglielmo nella scena in cui indica ai monaci dove è fuggito un cavallo che non ha mai visto (nel film Annaud ripiega, invece, sull’espediente certamente più semplice ma abbastanza trash di Connery che indica a Adso\Christian Slater dove si trovano i bagni) o come l’approfondimento del passato e presente dei personaggi in particolare del terribile inquisitore Bernardo Gui, personaggio realmente esistito ma a quanto pare destinato, qui come nel film, a essere alquanto romanzato dalle esigenze narrative. Sul versante recitativo eccezionale Turturro che ci offre un’interpretazione ben lontana da divismo di Connery, non a caso ritratto in un poster promozionale del film in una posa tipicamente bondiana con gli occhiali al posto della pistola, restituendo al personaggio di Guglielmo a una dimensione più umana rispetto al prototipo cinematografico apparentemente insensibile a qualunque cosa se non alla conquista del sapere. Molto bravo anche Stefano Fresi che in ruolo certamente difficile che fu del bravissimo caratterista Ron Perlman.

A giudicare da questa prima puntata sembra che Battiato sia riuscito ad arricchire quel “Medioevo attualissimo”, come lo ha definito John Turturro creato da Umberto Eco, senza però snaturarne le spirito, né rinunciando all’atmosfera misteriosa e sinistra creata da Annaud.

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