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Ottobre 15, 2019
Musica News

Intervista dedicata a Chiara Scamardella

Domenica 19 Maggio  presso la  Multicenter School di Pozzuoli  si è tenuto  un concorso canoro organizzato dall’Associazione “Angeli In Musica” diretto dalla Dottoressa Amalia Fallucca.

I due concorrenti finalisti ai quali è stato assegnato il premio della critica   sono stati intervistati da Giuseppe Borsella, responsabile del sito online “cinemachepassione.it”; sono state poste ai vincitori domande inerenti le loro passioni, le loro aspettative artistiche e ed opinioni sul  “mondo della musica”.

 

Come Nasce la passione per la musica?

Conosco la musica da prima di nascere, quando mia madre alternava Mozart e i Queen perché li sentissi attraverso il pancione. Papà suonava la chitarra, la stessa che suono anch’io oggi quando mi accompagno durante le performance. Mi cantava De Gregori, Pino Daniele, James Taylor e tantissimi altri cantautori sia italiani che stranieri. Dopo aver perso l’udito, a 3 anni, ascoltare lui e la sua chitarra era l’unico modo per farmi avvicinare alla musica, perché la sua voce gentile e il suono melodioso della mia chitarra acustica non mi creavano fischi o fastidi alle orecchie. Poi mia madre iniziò a cantare con un programma di karaoke sul computer: conoscevo le canzoni e la musica attraverso la sua voce, ma non ne ascoltavo mai di mia spontanea volontà. Ho ripreso ad ascoltare musica da adolescente, quando già portavo gli apparecchi acustici.

 

Per far conoscere al pubblico i vostri orientamenti artistici, ci dite che musica ascoltate? Soprattutto,  quali sono i vostri cantanti preferiti?

Non percependo bene le frequenze acute e avendo gli acufeni a “sopperire” a questo vuoto con un fischio costante come il frinire dei grilli nelle notti d’estate, non amo le voci femminili. Adoro le band americane anni ’70, soft/country rock, con assoli di chitarra melodiosi e non troppo “graffianti”, altrimenti mi viene mal di testa. Questo sembra un po’ un controsenso, perché in realtà io sono un soprano e le note di testa sono quelle su cui sono più precisa avendole potute costruire da 0, senza quasi input esterni.

La mia canzone preferita è A man I’ll never be dei Boston assieme a Hotel California nella versione live degli Eagles del 1977. Freddie Mercury però vince su tutti come miglior voce: ascolto i concerti live dei Queen senza interruzione.

Di contemporaneo invece amo molto la voce di Ed Sheeran, Niall Horan e Shawn Mendes. Vado verso il genere pop.

Ma dipende dalla giornata: passo dal raggaeton al classico a seconda dell’umore; nella mia playlist c’è di tutto, tranne suoni troppo penetranti!

 

Cosa ne pensate della musica di oggi?

Credo che nella musica contemporanea ci siano ancora delle belle vibrazioni, ma la tendenza a dover sempre andare “oltre” ad ogni costo, ha fatto perdere il senso puro della musica: trasmettere messaggi ed emozioni, avvicinare gli uomini con il suo linguaggio universale. Oggi mi sembra quasi che si incollino elementi presi a caso senza cognizione di causa e subito si diventa un fenomeno di successo.

 

Voi che siete del settore, ci raccontate le vostre difficoltà nell’ affrontare questo mestiere?Siete  d’accordo sull’utilizzo  dei Talent ? 

Ho iniziato a cantare con una mia amica con l’idea di creare un duo sax-chitarra ed esibirci assieme. Col tempo però ho capito che la musica poteva darmi molto di più: poteva insegnarmi a distinguere tutti i suoni del mondo anche quelli che non conoscevo o che percepivo poco. Bisogna tenere in considerazione che le protesi acustiche amplificano i suoni ma in modo metallico e spesso selettivo per impedire ai rumori di interferire sul parlato. E che io prima di indossare le protesi, a 10 anni, pensavo che il suono della carta straccia che facevano nei cartoni animati se lo fossero inventati di sana pianta e non che fosse un suono reale, esistente in natura. Adesso, dopo 2 anni di stop forzato dai miei mille impegni, in soli 6 mesi di lezioni sono in grado di capire quasi tutte le parole dei professori universitari, quasi meglio dei miei compagni normoudenti e senza più emicrania dovuta allo sforzo di concentrazione!

Quindi per me fare lezione di canto è diventato sinonimo di esplorare il fantastico mondo dei suoni. È stata un’esperienza durissima, quasi devastante, perché all’inizio ho scombussolato 22 anni di realtà uditiva bombardandola di suoni nuovi e “terribili”. Ho cambiato regolazione delle protesi 10 volte in 3 mesi, cosa che non facevo da anni. Però ho imparato a sentire, con tenacia e costanza, e soprattutto con il supporto di una guida instancabile, la mia insegnante Maria Paola Sinforosa che ha un modo speciale di rendere la musica fisica, cosicché la possa percepire anch’io, dentro di me e non più fuori. Chi soffre di ipoacusia da solo non può riuscire, non fin dove sono arrivata io: da una “stonatura” di 3 toni ad un semitono, un semplice crescente o calante.

 

Avete un canale Youtube, o altro? volete presentarlo al pubblico? Quali sono i vostri progetti futuri?  potete  raccontarceli se volete……..

Voglio continuare il mio percorso alla scoperta del suono così da riuscire a gestire meglio le situazioni in cui ancora trovo difficoltà: ambienti troppo rumorosi, rimbombo, sovrapposizione di voci, persone che mi parlano quando non le guardo (gli ipoacusici si aiutano leggendo il labiale). E voglio continuare il mio percorso artistico per poter apprezzare quei generi musicali a cui non mi sono mai accostata a causa dei miei “fastidi” (il jazz su tutti).

In questi ultimi mesi ho conosciuto, tramite gruppi su facebook ma anche di persona, tantissimi ipoacusici senza speranza che vivono la loro condizione come una menomazione gravissima che gli impedisce addirittura di avere relazioni amicali o amorose con persone normoudenti, figurarsi partecipare ad attività ricreative come andare a cinema, teatro, visitare un museo o partecipare ad un concerto. Spesso sono gli stessi musicisti e cantanti a riscontrare problemi uditivi a causa della loro continua esposizione non protetta a suoni troppo forti: sono tra quelli che sopportano meno il suono metallico rimandato dalle protesi e rinunciano totalmente alla musica. Voglio continuare la mia ricerca per sviluppare un metodo che, come ha aiutato me a percepire i suoni e renderli intelligibili, possa aiutare anche loro: non importa quanto sarà dura, so che il peggio è passato ma soprattutto che la ricompensa è inestimabile!

E poi, non ho ancora imparato a cantare come Freddie Mercury: non posso fermarmi ora!

 

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