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Jurassic Park: un viaggio lungo 25 anni

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[Voti: 1    Media Voto: 4/5]

E’ in procinto di uscire il nuovo Jurassic World- il Regno Distrutto, più precisamente il 7 Giugno 2018. Abbiamo quindi pensato di fare una retrospettiva di quella che una saga ormai venticinquennale. Dopotutto, nel bene e nel male è uno dei film più attesi di quest’anno nonostante il precedente Jurassic World non abbia soddisfatto proprio tutti i palati, anzi ha creato una vera e propria voragine tra il pubblico. C’è chi lo ama alla follia e chi invece lo detesta ( vie di mezzo mai?). Al di la delle critiche più o meno positive il film è stato un vero proprio successo al botteghino macinando record su record. Basti pensare che qui in Italia ha guadagnato ben  16 723 119 euro mentre globalmente 1 670 400 637$ piazzandosi dietro Avatar, Titanic e Il Risveglio della Forza ( anche se Infinity War è in agguato). Numeri importanti dunque ed era lecito aspettarsi un sequel. Fortunatamente a dirigerlo  non sarà più il “buon” Colin Trevorrow ma bensì Juan Antonio Bayona ( regista di quel gioiellino che è The Orphanage che vi invito a recuperare). Detto questo vediamo di partire dal principio ovvero da quell’ormai lontano 1993 dove tutto è iniziato.

JURASSIC PARK (1993) di Steven Spielberg

Credo che il nome di Spielberg non necessiti presentazioni, si tratta di uno dei maggiori cineasti del nostro tempo capace di unire in maniera sapiente cinema d’autore ed intrattenimento. Basti pensare a successi clamorosi come Jaws (1975)Incontri Ravvicinati del Terzo Tipo (1977)I Predatori dell’Arca Perduta (1981)  solo per dirne tre. Pellicole che sono rimaste impresse nel nostro immaginario come poche altre. Per la mia generazione (ma penso anche per gli altri) Jurassic Park va ad aggiungersi a quella lista di pellicole di cui è molto difficile parlare ed essere obiettivi. Proprio perché ha significato molto durante l’infanzia (eh si a cinque anni andavo pazzo per questo film) mia e quella di molti altri. Facendo un’analisi lucida, Spielberg nel 1993 proveniva da due film non proprio esaltanti al botteghino; Hook (un film che amo alla follia) e Always (uno dei film più brutti del maestro). Inoltre stava lavorando a quello che sarà probabilmente il suo capolavoro più riconosciuto e cioè Schinder List (1993). Bisognava dunque cercare di stupire lo spettare e cercare di arrivare a più persone possibili. Jurassic Park infatti è un film che parla alle famiglie ed è un film fatto a posta per loro. Per questo alcuni personaggi del libro, ritenuti fin troppo indigesti per questo tipo di operazione come il vecchio Hammond vengono totalmente riscritti per il film. Cinico capitalista senza cuore nella sua controparte cartacea e un adorabile vecchietto sognatore nel film. Certo sempre ancorato ai soldi sotto un certo punto di vista ma chiaramente i modi e gli intenti sono differenti (la famiglia prima di tutto). Inoltre il protagonista, il paleontologo Alan Grant compie un percorso di crescita passando dall’odiare i bambini (qui nel film come pure nei seguiti assai irritanti) ad accettarli nella propria vita assieme alla sua compagna Ellie Satter (Laura Dern).  Ciò che colpisce del film, a distanza di venticinque anni non sono tanto i personaggi umani o la qualità della scrittura bensì i dinosauri e il modo in cui sono stati ricreati. Un mix perfetto tra animatronic e vfx. A distanza di un quarto di secolo la loro realizzazione fa ancora la sua porca figura soprattutto se paragonata al più recente Jurassic World. Da questo punto di vista si è compito un vero e proprio miracolo tecnologico segnando per sempre il mondo del cinema. Basti pensare al primo contatto tra Il professor Grant e i dinosauri o l’arrivo del T-Rex, vero e proprio protagonista del film. Vedere come la pupilla del dinosauro reagisce alla luce della torcia mi lascia basito ancora oggi. Detto questo rimane pur sempre un film per tutti perciò nonostante l’abbondante presenza di dinosauri carnivori non vedremo neanche (o quasi) una goccia di sangue (tranne quello della capretta o del braccio di Ray Arnold (Samuel L Jackson)) fatto a pezzi da un Velociraptor (tutto rigorosamente fuori campo). Un violenza annacquata ma che ben si sposa con il target a cui è rivolto. Se il T Rex è un po’ il dinosauro neutrale della situazione (per come ce lo hanno presentato) i Velociraptor sono un po’ i villian della situazione. Spietati ed intelligenti (al contrario del personaggio del Dr.Macolm interpretato da Jeff Goldblum). Il film bisogna ricordarlo, non avrebbe avuto lo stesso impatto senza la colonna sonora dell’immortale John Williams. Basti pensare all’arrivo dell’elicottero a Isla Nublar.

JURASSIC PARK-IL MONDO PERDUTO (1997) di Steven Spielberg

Nel film precedente il personaggio del dottor Malcolm funzionava perché era un personaggio secondario. Divertiva lo spettatore medio ed era fatto apposta per arrivare ai giovani (da brividi la sua spiegazione semplicistica sulla teoria del caos). Qui in questo secondo capitolo, sempre diretto da Spielberg il bizzarro matematico copre il ruolo di protagonista assieme a Sarah, la sua fidanzata interpretata da Julianne Moore. Chiaramente dal punto di vista narrativo il film è molto esile e nella sua lunga durata (circa 2 ore un quarto) rischia pure di annoiare. Qui si fanno alcune scoperte tra qui quella dell’esistenza di Isla Sorna (protagonista anche del terzo capitolo). Qui la InGen creava scientificamente i dinosauri prima di esporli (chiaramente quelli che vediamo nascere nel primo capitolo sono delle eccezioni). Il Mondo Perduto  è una sorta di more of the same del precedente capitolo. Il budget è aumentato, i dinosauri sono aumentati, la durata è aumentata, le sequenze catastrofiche sono aumentate, i T Rex sono raddoppiati. Lo definirei un enorme (e parzialmente deludente) luna park dove ciò conta stupire lo spettatore costantemente cercando di aggiungere materiale. Purtoppo è anche vero che la noia avviene soprattutto quando avvengono fin troppe cose su schermo. Una sorta di dejavu dunque anche se chiaramente la mano di Spielberg si vede (specialmente durante la lunga sequenza all’interno dell’autobus).  Gli incassi sono stati notevoli, circa 618.638.999 $ e perciò il sequel è assicurato. Il dottor Malcolm ci da inoltre un importante informazione, cioè che i dinosauri di Isla Sorna si sarebbero estinti a causa di un infezioni di prioni. Con questo film inoltre si dimostrano le capacità degli effetti speciali digitali, realizzando la maggior parte dei dinosauri in grafica computerizzata. Inoltre accanto alla pellicola sono usciti vari videogames che andavano ad ampliare l’esperienza cinematografica. Cito solamente il titolo per playstation,  Il Mondo Perduto che ti permetteva di impersonare o i dinosauri o i cacciatori umani.

JURASSIC PARK 3 (2001) di Joe Johnston

Spielberg con questo terzo capitolo del franchise si fa da parte come regista e assume le vesti di produttore. Al timone troviamo Joe Johnston (Jumanji) un buon mestierante ma lontano anni luce da uno Spielberg. Il film ha subito uno sviluppo molto travagliato tanto che fu iniziato a girare a sceneggiatura non completata. Questo chiaramente è andato ad influire sul risultato finale ritenuto superficiale e poco ispirato (anche rispetto al Mondo Perduto). Ritorna qui Alan Grant interpretato da Sam Neil che prova a reggere praticamente il film sulle sue spalle e cercando di rendere credibili situazioni al limite dell’eccesso o a dialoghi scarsamente brillanti. Chiariamoci, i personaggi di Jurassic park non erano delle cime d’intelligenza (basti pensare al dr. Malcom quando lancia il razzo segnalatore  per attirare il T-Rex nonostante il professor Grant lo avesse già fatto) ma qui si rasenta proprio il ridicolo. L’atmosfera più orrorifica ricreata in studio e il cambio di direzione da T-Rex a Spinosauro funzionerebbe anche ma stride proprio con le scelte narrative. Da citare la scena degli pterodonti e la sua resa horrorifica (da guardare senza audio perché i dialoghi son abbastanza puerili). Al centro della situazione c’è sempre una missione di salvataggio, questa volta di Billy figlio dei coniugi Kirby.  Scelgono il dottor Grant come “guida” in quanto credono sia già stato a Isla Sorna. Co protagonista doveva essere anche il dottor Malcolm ma l’attore Jeff Goldblum si ruppe una gamba poco prima dell’inizio delle riprese del film. Il terzo capitolo della saga è stato l’ottavo incasso dell’anno andando a totalizzare globalmente 368,780,806 $. Una somma notevole certo ma niente se paragonata a quello del film precedente o a quello successivo. Come per il Mondo Perduto accanto al film uscirono vari merchandise come ad esempio I LEGO creati a tema Jurassic Park o i videogames per PC e console. Vista l’accoglienza tiepida di critica e pubblico (il film ha ricevuto una nomination ai Razzie Award come peggior sequel lo reboot) la scelta di fare un seguito rimase in cantiere per molto tempo. Nel 2009 addirittura si dava il franchise morto e sepolto, almeno fino al 2015.

JURASSIC WORLD (2015) di Colin Trevorrow

A distanza di ben quattordici anni il franchise risorge dalle sue ceneri e così anche l’interesse del pubblico verso la saga. Anche qui Spielberg rimane produttore esecutivo e al timone troviamo Colin Trevorrow (Safety not Guaranteed), qui alle sue prime armi con un film dal budget così esteso. Jurassic World è un film nettamente migliore del precedente, diverte ed intrattiene ma è schiavo della propria scelta di arrivare a tutti. Ammicca attraverso citazioni (costanti) al primo capitolo e riesce pure a regalare qualche momento commovente (quando partono le note di Williams all’interno del vecchio parco). E’ un film costruito apposta per far breccia nel cuore di chi è cresciuto con la saga. Chris Pratt nei panni di Owen Grady si  conferma una scelta vincente e carismatica come protagonista. Meno la sua controparte femminile, Claire Deaning interpretata da  Bryce Dallas Award. Davvero sfugge ad un T Rex a piedi? Date anche a me dei tacchi a spillo. Il film è ricco di queste forzature e protagonisti di molte di esse sono appunto i bambini (irritanti come non mai). Sul fattore dinosauri invece abbiamo di tutto e di più tra cui l‘Indominus Rex , un incrocio tra varie tipologie di specie. Purtroppo anche qui vige lo stesso problema del secondo capitolo e cioè il fattore accumulo o meglio molte volte manca l’effetto sorpresa e dunque la tensione. L‘Indominus sarebbe anche interessante come interessante era lo Spinosauro ma è la sua imprevedibilità a renderlo, paradossalmente prevedibile. Sembra davvero che sia stato frutto di un accozzaglia di idee dovute alla mancanza di idee.  A parte ciò il film intrattiene e il pubblico e parte della critica lo hanno premiato con 1,6 miliardi di dollari guadagnati. Anche con questo film la LEGO ha creato il proprio set di mattoncini, oltre che varie action figure ispirate proprio agli eventi del film. Un successo su tutti i fronti e dunque il seguito non poteva mancare.

Per Il Regno Distrutto quindi non ho chissà quali grandi aspettative ma un nome come Bayona alla regia mi tranquillizza molto di più rispetto ad un Trevorrow. Al netto di questo cercherò di arrivare vergine alla prima della pellicola in quanto ho sentito parlare di trailer birichini che ti raccontano tutto il film ancora prima di vederlo. Un vizio che proprio non vuole saperne di sparire.

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