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Giugno 19, 2019
Recensioni

Macchine Mortali

Macchine Mortali – Trailer Ufficiale Italiano

Di Andrea Persi

“Come sarebbe stato ilpassato se il futuro fosse arrivato prima”. Quest’apparente Comma 22 è inrealtà il concetto sta alla base di quel filone della narrativa fantasticadenominato steampunk, basato sull’idea di un passato prossimo in cui latecnologia pur utilizzando l’energie dell’epoca come il vapore (steam appunto)e l’elettricità è riuscita a creare avveniristici macchinari compresi i computer.Ritroviamo esempi di questo tipo di ambientazione nei libri di H.G. Wells oJules Verne, nelle serie tv (pensiamo alla serie degli anni ’50 Wild Wild West da cui è stato tratto l’omonimofilm con Will Smith e Kevin Kline) nei fumetti e neglianime, nei videogame, come la saga di Fable e ovviamente nel cinema conpellicole quali gli Sherlock Holmesdi Guy Ritchie, I tre moschettieri di PaulAnderson e il commovente Hugo Cabretdi Martin Scorsese.

Viene ora il turno dell’esordiente Christian Rivers, che basandosi su un soggetto tratto dal romanzo dello scrittore Philip Reeve, sceneggiato dal trio Peter Jackson, Philippa Boyens e Fran Walsh autori della saga de Il signore degli Anelli e lo Hobbit si cimenta in un’ ambientazione futuristica e distopica  assieme a Simon Raby alla fotografia, Dan Hennah (Alice attraverso lo specchio, Thor: Ragnarok) alle scenografie  e Tom Holkenborg  in arte Junkie XL (La Torre Nera, Tomb Raider) alle musiche.

Mille anni dopo gli spaventosi conflitti che hanno distrutto la civiltà i pochi superstiti sono organizzati in diverse comunità in lotta per le poche risorse rimaste. Nella vecchia Londra, diventata un’enorme città semovente che sopravvive depredando le comunità più piccole, Hester (Hera Hilmar), in cerca di vendetta nei confronti del potente Thaddeus Valentine (Hugo Weaving), si troverà a collaborare col giovane studioso Tom Natsworthy (Robert Sheehan) per salvare ciò che resta dell’umanità dalle ambizioni del suo nemico.

Come nella saga tolkeniana regista e sceneggiatori si prendono parecchie libertà rispetto all’opera letteraria per rendere la storia più “cinematografica”. Una scelta, chiaramente obbligata dalla dura legge dello showbiz, che stavolta funziona però fino a un certo punto. Se da un lato sono apprezzabili gli sforzi di rendere la storia più dark e adulta, si pensi alla sottotrama dello Shrike e salvare così il film da quell’effetto “fiaba per bambini” che tanto ha limitato le potenzialità di altre saghe come Le cronache di Narnia, dall’altro la rappresentazione dell’universo fantasy postapocalittico creato da Reeve, risulta superficiale e confusionaria con personaggi, come quello di Anna Fang o concetti come il darwinismo urbano poco o per nulla approfonditi, in nome di una stereotipata spettacolarità o di trovate disneyane (sia pure simpatiche), come il cameo museale dei Minions.  

La storia tutto sommato decolla, ma si accontenta di volare basso, tramite un plot che non brilla certo per originalità (c’è il solito mercato degli schiavi in cui i protagonisti rischiano di essere venduti, il cattivo che poi non è cattivo e il buono che poi non è buono) e che si limita a svolgere discretamente il compito di passatempo per i fan del genere, seppure nobilitato dall’ottima interpretazione di Weaving, nuovamente del ruolo del cattivo dopo la trilogia di Matrix e il primo capitolo di Capitan America.

Nulla di nuovo sul fronte del fantasy, dunque, se non un prodotto che comunque apprezzabile, ma ben lontano da ciò a cui ci avevano abituato il trio dei realizzatori della Terra di Mezzo cinematografica.

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