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Maniac

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[Voti: 1    Media Voto: 4/5]

 

Di Valerio Sembianza

Maniac è una miniserie televisiva statunitense del 2018, creata e diretta da Cary Fukunaga e scritta da Fukunaga insieme a Patrick Somerville.

La miniserie è il rifacimento statunitense dell’omonima serie televisiva norvegese del 2014 Maniac.

Maniac è una strana, ipercinetica ode alla connessione.

La nuova serie Netflix ha un messaggio chiaro e toccante sotto le sue immagini surreali e gli strati frenetici della narrazione.

È allettante essere distratti dai dettagli in Maniac, dettagli che luccicano, scintillano e rifrangono l’attenzione dell’occhio, come il cubo di Rubik, il tascabile dismesso di Don Chisciotte, gli arcobaleni.

Maniac, che ha debuttato nella sua interezza di dieci episodi su Netflix il 21 settembre, è un fantastico sogno in technicolor, un delirio in grado di cambiare forma e genere.

Si visualizzano a strati visioni su metafore e assurdità che possono sembrare tanto esaltanti quanto disorientanti secondo la tolleranza per questo tipo di televisione metafisica.

Al di sotto delle mille luci pop, però, c’è una storia essenzialmente semplice, ed è ciò che rende gli ultimi capitoli di Maniac più coinvolgenti rispetto agli episodi precedenti.

In sostanza, Maniac riguarda l’agonia dell’isolamento in un mondo sempre più sconnesso.

Owen soffre di malattie mentali (schizofrenia paranoica e grandiose delusioni) che lo porta a inscatolare se stesso (letteralmente) in una cucina trasformata da incubo sull’isola Roosevelt di Manhattan.

L’altro personaggio principale, Annie (Emma Stone), è una tossicodipendente in lutto che si fa di  una droga illecita e non approvata che le consente di rivivere il peggior momento della sua vita più e più volte, cioè il giorno in cui sua sorella è morta.

“Lo adoro, cazzo, ” ringhia Annie a titolo di spiegazione. “Perché posso stare con lei .”

Ci sono però elementi narrativi più importanti: nella storia principale di Maniac, Annie e Owen partecipano a una sperimentazione farmaceutica per un nuovo farmaco in tre parti che afferma di essere in grado di guarire i traumi del passato e di risolvere i disturbi mentali con l’aiuto di un super computer chiamato GRTA.

Ma ancora e ancora, la trama torna alla solitudine e alla sua patologia.

La madre di Annie abbandonò la famiglia quando Annie era piccola; dopo la morte di sua sorella, suo padre si ritirò all’interno di una specie di serbatoio d’isolamento robotico che gli consente di evitare l’interazione umana.

Owen è il rampollo di una famiglia benestante, ma si adatta con così tanto imbarazzo al suo interno che viene addirittura omesso dal ritratto di famiglia.

Sotto il manto stilistico e l’iperattività tonale, il mondo di Maniac è cupo.

Sembra essere ambientato nel momento presente, ma in una timeline alternativa che sembra il futuro di una franchise di Robert Zemeckis.

La tecnologia è per lo più retrograda ma altri sviluppi superano di gran lunga i nostri.

Alcuni elementi della società di Maniac sono plausibilmente assurdi, in un modo distopico.

Dopo che Annie e Owen hanno partecipato al processo Neberdine, lo spettacolo cambia le modalità, abbandonando la sua realtà strana ma meticolosamente costruita per un viaggio più surreale nella testa dei protagonisti.

Queste sequenze di sogni e fantasia sembrano la realizzazione del desiderio per il team creativo di Maniac: un’opportunità di passare attraverso generi, epoche e modi senza la necessità di coesione artistica.

Negli ultimi episodi, però, Maniac si rilassa in qualcosa di meno iperstimolante e autocosciente e si concentra sul suo scopo centrale.

La conclusione fa cenno alla voce fuori campo nel primo episodio, quando James ha raccontato la sua visione del progetto Neberdine sulle immagini di come il mondo ha avuto inizio: con connessione, convergenza, cellule che si uniscono.

“Cameratismo, comunione, famiglia, amicizia, amore, cose che si perdono senza connessione.”

È un principio operativo fondamentale che spesso si perde nelle scene che seguono, con il loro umorismo assurdo, fantasie elaborate e sequenze oniriche.

Ma nei suoi ultimi momenti, Maniac ricorda agli spettatori ciò che sta cercando di dire da sempre.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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