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Mission Impossible – Fallout

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[Voti: 1    Media Voto: 4/5]

 

Di Andrea Persi

Se si pensa che uno dei protagonisti del primo film diretto da Brian De Palma, Jean Reno, ha festeggiato da poco i 70 anni mentre un altro, John Voight, ne compirà 80 a fine anno, non possiamo che chiederci come mai la serie ispirata al celebre telefilm degli anni 60 (poi riproposta alla fine degli anni ’80) ancora prosegua senza grossi mutamenti nella formula e, a differenza della saga di 007, con il medesimo protagonista.

La risposta ci attiva in questa nuova pellicola, sempre diretta e sceneggiata da Christopher  McQuarrie (Jack Reacher – la prova decisiva), per la fotografia di Rob Hardy (Annientamento), gli effetti speciali del due volte premio Oscar Neil Corbould (Rogue One: A Star Wars Story, Ready player one), e le musiche di Lorne Balfe (Terminator Genisys, 12 Soldiers) e, parafrasando una celebre frase de Il Gattopardo, potrebbe riassumersi, in: “cambiare nulla, per cambiare tutto”. Ma procediamo con ordine.

Due anni dopo la sconfitta dell’anarchico Solomon Lane (Sean Harris), Ethan Hunt (Tom Cruise) e la sua squadra, a cui si è aggiunto l’agente della CIA August Walker (Henry Cavill) devono affrontare i resti dell’organizzazione criminale di Lane che sta cercando di impadronirsi di tre sfere di plutonio per costruire altrettanti ordigni nucleari con cui minacciare la sicurezza mondiale.

L’abilità narrativa di McQuarrie (premio Oscar per lo script de I soliti sospetti nel 1996), già vista in Jack Reacher, si conferma in questa pellicola, in cui il cineasta americano riesce a mischiare azione e ironia, oltre a riflessioni leggere sul bene e sul male, si vedano le scene del bagno o dell’inseguimento sui tetti, evitando stavolta i nonsense del film precedente (che ci stava a fare un archivio ultrasegreto in una centrale idroelettrica in Marocco?????) o quantomeno riuscendo, come nella scena in cui Cruise e Cavill devono raggiungere Parigi gettandosi, per motivi oscuri, un aereo, a giustificarle in nome della spettacolarità. Ridimensionando anche gli intermezzi romantici e sexy, nonostante il buon Hunt affascini chiunque dalla procace flic francese che lo deve arrestare al marito dell’ex moglie, il film, oltre agli immancabili inseguimenti e sparatorie dal ritmo adrenalinico, gioca soprattutto sull’inventiva e l’ardimento del protagonista nel cavarsi, tra doppi giochi e immancabili maschere di gomma, da situazioni in cui ogni via d’uscita sembra preclusa, come quanto è costretto da un gruppo di malviventi a partecipare a una strage, aggiungendo, inoltre, una certa velata tristezza per le sofferenze di questo paladino solitario, ormai tutt’altro che indistruttibile, votato alla difesa degli innocenti

La vera novità, all’interno della formula collaudata, è, insomma, che all’età di 56 anni, Cruise dismette (almeno, fino a un certo punto) i panni dell’eroe da fumetto per indossare, similmente ad altre icone di Hollywood quali Liam Neeson o Denzel Washington, quelli dell’uomo che sanguina e soffre ma che va avanti sorretto da un’ideale di Giustizia. Per quanto? Questo solo il botteghino potrà dirlo.

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