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Aprile 22, 2019
Recensioni

Noi

Di Andrea Persi 

Non c’è nulla di meglio per un film dell’orrore di un plot su un’allegra famigliola (o gruppo di amici) in vacanza. Se la famiglia Torrance, ironica testimonial suo malgrado del congresso sulla famiglia di Verona, sperava in qualche mese di divertimento\lavoro all’interno del lussuoso Overlook Hotel, le disavventure, degne di Will Coyote, del povero Ash Williams (Bruce Campbell) nella saga de la Casa, cominciano proprio quando decide di passare un tranquillo weekend nei boschi con i suoi amici. Come cominciano quelli della simpatica famiglia Wilson formata da mamma Adelaide (il premio Oscar Lupita Nyong’o), papà Gabe (Winston Duke) e dai figli Zora (Shahadi Wright Joseph) e Jason (Evan Alex), protagonisti dell’horror diretto e scritto da Jordan Peele (Ti presento i nostri), per la fotografia di Mike Gioulakis (It follows, Glass) e le musiche di Michael Abels (Scappa: get out).

Adelaide Wilson e la sua famiglia tornano nella cittadina costiera dove la giovane donna è nata e in cui ha vissuto un evento traumatico da bambina che ha superato con grande difficoltà. Dopo alcuni eventi inquietanti, gli Wilson si troveranno ad affrontare una notte di terrore vittime di un gruppo di persone che sembrano conoscerle molte bene.

Horror insolitamente lungo per il genere, circa due ore, ma dotato di una trama ben strutturata che non risparmia momenti inquietanti, esaltati soprattutto dalla grande prova recitativa della protagonista, colpi di scena, sia in media res che nel finale e una buona dose di ironia (più o meno macabra) in stile anni ’80, grazie soprattutto al personaggio di Gabe. Pellicola, inoltre, piacevolmente inusuale anche nello sfatare il vecchio stereotipo delle persone di colore meri comprimari della storia, come già fatto oltre 40 anni fa con La notte dei morti viventi da George Romero (alle cui opere Peele sembra ispirarsi anche per quella sorta di denuncia sociale sottesa alla trama principale), e nell’alternare in maniera quasi aritmetica, in un genere ormai dominato dallo jumpscare, le varie tecniche, basate sulla musica d’atmosfera, la tortura fisica e psicologica, il gore, per suscitare ansia nel pubblico, senza però rinunciare ad allentare la tensione con i citati intermezzi comico\grotteschi.

Opera molto promettente, insomma, anche nella prospettiva, visto il finale aperto, di un futuro sequel.

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