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Luglio 23, 2019
Recensioni

“Notorious – l’amante perduta”

 

Di Mariantonietta Losanno

Notorious è la quintessenza di Hitchcock, ed è rimasto straordinariamente moderno. Contiene poche scene ed è di una purezza magnifica; è un modello di come dovrebbe essere costruita una sceneggiatura”: queste sono le parole di critica di Truffaut, nei confronti di un film semplice, ma costruito con grande attenzione, controllo e precisione. Hitchcock riesce a coniugare in maniera perfetta l’intreccio spionistico con la storia d’amore, e sicuramente una delle chiavi del successo è il cast perfetto, formato da Cary Grant, Ingrid Bergman, Claude Rains e Leopoldine Konstantin. “Notorious” è ambientato nel periodo immediatamente successivo alla seconda guerra mondiale, la protagonista Elena Huberman è la figlia della spia nazista John Huberman, condannato a vent’anni di reclusione per spionaggio negli Stati Uniti. Contattata dall’agente segreto americano Devlin per annientare una rete di spie naziste ancora attiva a Rio de Janeiro, la donna accetta la missione e con l’ausilio delle autorità brasiliane si infiltra nella casa di Alessio Sebastian, il capo dell’organizzazione nazista, un tempo amico del padre, per capirne i segreti e passarli al servizio segreto americano. Mentre Elena e Devlin si innamorano, Sebastian chiede alla donna di sposarlo: lei accetta, e viene incaricata di impadronirsi di una chiave che il marito porta sempre con sé. Questa chiave permette di aprire una cantina in cui il capo dell’organizzazione nazista ha nascosto polvere di uranio in alcune bottiglie di vino. Sebastian scopre l’inganno e inizia ad avvelenare la moglie con piccole dosi di arsenico, Devlin però riuscirà a salvarla, portandola via dalla casa agonizzante, lasciando Sebastian al triste destino che gli riserveranno i suoi complici. “Notorious” è il thriller per eccellenza, le scene di suspense sono realizzate con estrema abilità, ma la maestria di Hitchcock è capace di legare in maniera perfetta l’idillio amoroso al film giallo: i due generi si fondono dando vita a una forte tensione emotiva che lo spettatore non può non avvertire. La donna, in pieno stile hitchocockiano, ha un ruolo e un’importanza particolarmente rilevante: Elena attraversa un lungo cammino di maturazione interiore che con un grande spirito di sacrificio, tra dolori e sconforti, la porterà a comprendere l’importanza degli ideali e dell’amore. È un modello, è una donna che si sacrifica per espiare le colpe del padre. È lei la donna “malfamata” a chi fa riferimento il titolo, eppure questa donna che ha avuto diversi amanti e ama ubriacarsi, è capace di provare un amore purissimo e viene rappresentata come un angelo, quasi come una vittima sacrificale, disposta al sacrificio supremo per il bene del proprio paese. La scelta di Ingrid Bergman era quasi indispensabile, insieme a “Casablanca” del 1942, sarebbe stato infatti uno dei ruoli iconici della sua carriera.

Sono tante le scene straordinarie e l’abilità di Hitchcock è visibile anche attraverso l’uso di espedienti tecnici, come l’uso delle luci e le inquadrature sui primi piani, che hanno tutti un unico scopo: aumentare la tensione. Ogni movimento di macchina è una grande lezione di cinema, pochi sanno usare la cinepresa come Hitchcock, ossessionato dalla ricerca dell’inquadratura perfetta. Tutta la parte finale tiene con il fiato sospeso e solo quando Devlin porta Elena in macchina e Sebastian si avvia verso casa, dove si presume troverà la morte per mano delle altre spie naziste, si comincia a respirare. Hitchock è geniale, attraverso “Notorious” aggiunge un altro meraviglioso tassello alla sua filmografia, regalandoci un capolavoro che non è invecchiato per niente, nonostante i settant’anni che porta alle spalle. È trascinante come pochi thriller sanno essere, è capace di creare un mix perfetto tra la tensione e la passione, è la storia di un amore incondizionato, così forte e vero che si spinge oltre tutto, senza paura. Hitchcock analizza un conflitto tra cuore e cervello: Elena che ama con passione ed è disposta a immolarsi per la missione e Devlin, che pur ricambiando il sentimento, non riesce a non farsi condizionare dal suo lavoro. Ma alla fine questo conflitto deve cedere da una parte o dall’altra, è inevitabile.

 

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