Notti Magiche

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Di Andrea Persi

Come impara a sue spese la giovane e ingenua Wanda, interpretata da Brunella Bovo, quando nel Lo sceicco bianco, incontra da vicino il suo eroe, interpretato da un giovane Alberto Sordi, ciò che vedi sullo schermo, o in quel caso in un fotoromanzo, e ciò che è in realtà sono due cose molto diverse. Lo sa bene anche Paolo Virzì, acuto (e arguto) osservatore e narratore delle miserie umana che si celano dietro lo sfavillio del potere (Caterina va in città, N – Io e Napoleone) o l’apparente perfezione familiare (La prima cosa bella) che per la sua nuova opera sceglie di raccontarci una storia sul (suo) mondo del Cinema ambientata in un crepuscolare 1990, nel pieno dei deludenti mondiali italiani e alla vigilia della bufera di Tangentopoli, di cui è anche sceneggiatore assieme a Francesca Archibugi e Francesco Piccolo, mentre Vladan Radovic (la trilogia di Smetto quando voglio) si occupa della fotografia e il fratello del regista Carlo Virzì (Tutto quello che vuoi) delle musiche.

La sera della semifinale tra Italia e Argentina, losco produttore Leandro Saponara (Giancarlo Giannini) muore misteriosamente. L’ufficiale dei carabinieri (Paolo Sassanelli) incaricato dell’indagine interroga i tre giovani sceneggiatori Luciano (Giovanni Toscano), Antonino (Mauro Lamantia) ed Eugenia (Irene Vetere) che per motivi diversi avevano avuto dei contrasti con la vittima. Dal racconto dei sospettati emerge la personalità sordida e grottesca di Saponara e dell’intero mondo artistico della Capitale.

Il meccanismo a matrioska del racconto, parte da un misterioso quanto spettacolare decesso che introduce una trama gialla che cede quasi immediatamente il passo a una graffiante satira, quasi alla Luciano Salce, del modo del Cinema che cela a sua volta una sincero (e anche nostalgico) messaggio d’amore per l’arte filmica, pensiamo al personaggio del cineasta Pontani (interpretato dal grande attore teatrale Ferruccio Soleri) che si isola dai suoi “colleghi” ma si apre alla spontaneità di una ragazza venuta dalla provincia o alla ricostruzione della scena finale de La voce della luna di Fellini, contrapposta al microcosmo di maneggioni e cialtroni, in questo senso eccezionali non solo il personaggio di Saponara ma anche quello di Fulvio Zappellini, interpretato, invece, da Roberto Herlitzka, che vi gravitano attorno, spesso manovrandone i fili. Un contrasto sempre presente nella narrazione che permette a Virzi di inserire ora momenti comici, come l’ironica e metaforica catarsi del cinema popolare che si ribella allo show business altri meno come l’innocenza degli aspiranti autori che spesso si scontra col cinismo dei professionisti del settore.

Molto bravi, oltre ai citati Giannini e Herlitzka, i giovani protagonisti, mentre non si capisce il senso, se non quello di una parodia malriuscita del cameo sexy di Ornella Muti e di quello di Andrea Roncato nei panni d’un improbabile regista trasteverino.

Film fresco e originale che omaggia, con cinismo e ironia, la magia della settima arte.

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