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Settembre 29, 2020
Film Recensioni

Odio L’estate

Qualche anno dopo la loro nascita, agli ormai ineluttabili cinepanettoni si aggiunsero i cosiddetti cinecocomeri e cinecolombe tra cui ricordiamo Un’estate al mare e Buona Giornata entrambi dei fratelli Vanzina. Tolta la differente ambientazione (rispettivamente l’Estate e il periodo pasquale) poco cambiava rispetto alla formula originale fatta di storie ricche di sottotrame che si intersecavano tra di loro (se non di vere e proprie pellicole a episodi), comicità infarcita di doppi sensi e luoghi comuni sugli Italiani spesso tratti dall’attualità e siparietti semisexy.

Ma come successe nel lontano 2010 con la Banda dei Babbi Natale, Aldo, Giovanni e Giacomo, dopo il deludente Fuga da Reuma Park e una breve separazione, ha cercato di nobilitare anche questo sottogenere con una commedia “estiva” diretta da Massimo Venier, regista dei film più celebri del trio come Tre uomini e una gamba o Chiedimi se sono felice, e autore, assieme ai tre comici, a Davide Lantieri e Massimo Pellegrini dello script, a cui si aggiungono Vittorio Omodei Zorin (Aspirante vedovo, Quo vado?) alla fotografia e Dario Brunori alias Brunori Sas alle musiche.

Giovanni (Giovanni Storti) è un negoziante di calzature in crisi con la moglie Paola (Carlotta Natoli) e la figlia adolescente Alessia (Sabrina Martina), esasperate dalla sua pignoleria. Giacomo (Giacomo Poretti) è un affermato dentista incapace, però, di stabilire un rapporto con la moglie Barbara (Laura Mascino) e col figliastro Ludovico (Edoardo Vaino), mentre Aldo (Aldo Baglio) è il classico fannullone che cerca di scansare le responsabilità, che però ha un buon rapporto con la moglie Carmen (Maria di Biase) e i figli. Un errore dell’agenzia immobiliare che costringerà le tre famiglie a passare l’estate nello stesso villino sul litorale laziale, diventerà inaspettatamente l’occasione per i tre uomini di risolvere problemi e questioni per lungo tempo rimasti in sospeso.

Aldo, Giovanni e Giacomo rinunciano quasi del tutto alla loro comicità surreale e fanciullesca (apparsa, in realtà, piuttosto appannata nei film più recenti) per una commedia dai risvolti a tratti drammatici, in cui non sono più tre adulti, come quelli di Tre uomini e una gamba, in fuga dalle responsabilità (emblematica in questo senso la quasi citazione della partita a calcetto sulla spiaggia) ma tre mariti e padri alla ricerca di ciò che manca nelle loro vite (in primis l’armonia familiare), che ritroveranno grazie a un’improbabile e forzata convivenza. La collaudata formula del pignolo, dell’intellettualoide e dell’indolente che trovandosi assieme riescono, chissà come, a dare una svolta alle loro esistenze, viene, stavolta messa al servizio di un storia più adulta in cui, tra le moltissime citazioni delle pellicole precedenti, si ride meno ma certamente si riflette di più.

Camei di Massimo Ranieri nel ruolo di sé stesso e di Michele Placido in quello di un indolente maresciallo dei Carabinieri.

Andrea Persi

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