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Novembre 28, 2020
Recensioni

Radioactive – La Recensione

“Come fai a raccogliere le fila di una vecchia vita?” si chiede Frodo Baggins alla fine de Il Ritorno del Re di Peter Jackson. In effetti non è facile, specie per un regista o uno sceneggiatore riassumere in un paio d’ora di pellicola o poco più un’intera esistenza specie quella dei grandi personaggi della Storia. Ed è ecco dunque l’espediente dell’opera derivata per la quale A beautiful mind di Ron Howard si basa sulla biografia di John Nash scritta da Sylvia Nasar e il più recente Judy (che è valso alla bravissima Rene Zellweger il suo secondo Oscar) è, invece, tratto dal musical teatrale End of the Rainbow sugli ultimi mesi di vita dell’attrice Judy Garland. Originale per non dire sui generis è anche la fonte di ispirazione (l’omonima graphic novel scritta da Lauren Redniss) di questa pellicola sulla vita della scienziata Marie Curie e di suo marito Pierre, diretta da Marjane Satrapi (Persepolis), per la sceneggiatura di Jack Thorne (Enola Holmes), la fotografia di Anthony Dod Mantle (Kursk) e le musiche di Evgueni Galperine e Sacha Galperine, ora disponibile nell’ edizione home video della Eagle Picture.

Parigi 1934. Marie Curie (Rosamund Pike) è la più famosa scienziata del Paese, ma allo stesso tempo è una donna stanca e malata, profondamente segnata dalla morte dell’amatissimo marito Pierre (Sam Riley). Durante un ricovero in ospedale a causa di un collasso, Marie rivede tutta la sua vita dai contrasti col mondo accademico, al matrimonio con Pierre, alle loro rivoluzionarie scoperte scientifico, fino ad avere visioni del loro futuro utilizzo.

L’originalità della pellicola risiede certamente in una narrazione, anche a livello visivo ed estetico, spesso surreale se non apertamente favolistica. In accordo con la “terza legge”coniata dallo scrittore Arthur C. Clarke secondo cui: “qualunque tecnologia sufficientemente avanzata è indistinguibile dalla magia”, la regista rappresenta le scoperte dei coniugi Curie come qualcosa di fantastico e meraviglioso (come del resto dovevano apparire ai loro contemporanei), ad esempio enfatizzando l’uso fattone dagli spiritisti di fine 800 per dare credibilità alla loro illusioni o la onnipresente fialetta di materia fluorescente che Marie porta con sé come un talismano. Ma ben presto, come in tutte le fiabe, fa capolino l’oscurità, rappresentata dalla pericolosità (anche per i protagonisti) delle radiazioni che li pone davanti al dilemma, destinato a sciogliersi solo attraverso la fede, vissuto dal loro quasi contemporaneo Alfred Nobel con la scoperta della dinamite e che poi è quello di ogni scienziato: ossia l’utilizzo contro l’umanità e la vita delle proprie scoperte, che ci viene mostrato attraverso i numerosi e profetici flashfoward (alcuni, tagliati in fase di montaggio, ma presenti negli extra del blu ray, assieme alle featurette e alle interviste a Rosamuld Pike e a Marjane Satrapi) della pellicola. Un’oscurità, che però a un certo punto risveglia la coscienza della scienziata dal proprio torpore esistenziale per spingerla a battersi perché di ciò che ha creato venga fatto il miglior uso possibile.

Un film dalla recitazione alquanto algida (la stessa Pike non riesce ad andare oltre lo stereotipo della donna anticonformista e in anticipo rispetto ai suoi tempi), ampiamente compensato però da un approccio narrativo originale e innovativo, ora in home video in un’ottima edizione.

    Andrea Persi  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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