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Agosto 20, 2019
Recensioni

Il Re Leone – Recensione

Mentre un gruppo di madri chiede la “rimozione” di una scena di Toy story 4 in cui si vede una bambina che esce dall’asilo e abbraccia le due donne venute a prenderla e il web si interroga (e molti di noi si interrogano a loro volta sul senso di questa polemica) sulle sfumature della pelle della cantante Halle Bailey prescelta come Ariel nella nuova versione de La sirenetta, la Disney tira dritto e presenta il live action di uno dei suoi cartoon di maggior successo, diretto da Jon Favreau (Iroman 1 e 2, Il libro della giungla) per la sceneggiatura di Jeff Nathanson (The terminal, Pirati dei Caraibi – La vendetta di Salazar), la fotografia di Caleb Deschanel (Il mistero dei Templari, Storia d’inverno) gli effetti speciali del team formato dai premi Oscar Robert Legato, Andrew R. Jones, Adam Valdez e le musiche del maestro Hans Zimmer.

Nelle vaste e floride “Terre del branco” si festeggia la nascita del leoncino Simba (Marco Mengoni), figlio ed erede del re Mufasa (Luca Ward) e della regina Sarabi (Antonella Giannini). Il cucciolo che dovrà vedersela con le trame del perfido zio Scar (Massimo Propolizio) da sempre desideroso di occupare il trono, potrà contare sull’aiuto dell’amica Nala (Elisa), del saggio Rafiki (Toni Garrani), del buffo Zazou (Emiliano Coltorti) e dei simpatici Pumba (Stefano Fresi) e Timon (Edoardo Leo).

Nonostante l’impegno, Favreau non riesce a superare le criticità tecniche e artistiche già viste ne Il libro della giungla e, rimanendo quasi totalmente aderente alla storia (carini, comunque, i momenti alla “maestro Yoda” di Rafiki e la citazione da La bella e la bestia), realizza una pellicola la cui animazione da documentario del National Geographic risalta per la propria artificiosità (e quindi per i propri limiti) proprio nelle scene clou come la celeberrima sequenza d’apertura e quelle del dirupo e della battaglia finale che finiscono così con lo svuotarsi di quel pathos e di quella magia che caratterizzavano il cartoon, che, invece, possono ritrovarsi in scene minori come quella del discorso di Scar alle iene. La versione italiana ha comunque il merito di puntare su un doppiaggio certamente superiore a quello al film basato sul romanzo di Kipling. Se Marco Mengoni ed Elisa non sono certo epocali, ma comunque dignitosi, sono, invece, eccezionali Massimo Popolizio ed Emiliano Coltorti capaci di vivacizzare e valorizzare con le loro voci i rispettivi personaggi, altrimenti visivamente monoespressivi.

Un altro live action che, come i nostri cine panettoni, farà cassa, che però difficilmente lascerà un’impronta nel cuore del pubblico. Ma, pur potendo permetterselo, la Disney dovrebbe cominciare a riflettere se sia questa la strada del futuro.

Andrea Persi

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