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Maggio 26, 2019
Recensioni

Red Joan

Nel controverso L’ultima tentazione di Cristo, Scorsese per enfatizzare la figura di questo Gesù talmente umano da cercare di sfuggire fino all’ultimo al proprio destino, costruisce un personaggio di Giuda (interpretato da Harvey Keitel), in maniera quasi eroica, che tradisce il suo maestro, venendo da questi quasi supplicato a farlo, per il più grande fine della salvezza dell’umanità. L’ambigua natura del tradimento è il tema anche della pellicola diretta da Trevor Nunn (La dodicesima notte), sceneggiata da Lindsay Shapero, per la fotografia di Zac Nicholson (le serie tv Poirot e Black Mirror) e le musiche di George Fenton (Il vento che accarezza l’erba, Tutti pazzi per l’oro).

All’indomani della morte del potente ministro degli esteri Sir William Mitchell (Freddie Gaminara), l’anziana e tranquilla Joan Stanley (Judi Dench) viene arrestata con l’accusa di essere stata una spia dell’Unione Sovietica in gioventù. Attraverso il lungo interrogatorio e i ricordi del passato universitario a Cambridge, Joan ricostruisce la sua storia e i motivi delle sue azioni, in cui un ruolo importante hanno avuto il fervente attivista Leo Galitch (Tom Hughes) e il fisico nucleare Thomas Davis (Stephen Campbell Moore).

Girato con una struttura molto simile al thriller del 1995 di Taylor Hackford Dolores Claiborne, con una storia che, ruotando attorno all’anziana protagonista e al suo alter ego giovanile (qui interpretata da Sophie Cookson), a poco a poco rivela una verità su cui giudizio definitivo viene comunque lasciato alla sensibilità dal pubblico. La pellicola di Nunn si caratterizza, inoltre, per la sottotrama drammatico\romantica, che, legata strettamente e spesso prevalente sulla prima, si dimostra, anche grazie all’interpretazione di Judi Dench, quella meglio riuscita. La narrazione spionistica affonda, fin troppo facilmente, infatti, negli stereotipi del genere e in colpi di scena fin troppo improbabili tanto che, similmente a quello che successe con Allied di Zemeckis, film non esaltante ma rispetto al quale quest’opera pare pallido remake per le tv, il contesto storico, nonostante l’impegno tecnico, appare surreale.

In sostanza, un buon prodotto per chi ama le storie con personaggi femminili forti.

Andrea Persi 

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