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Ottobre 29, 2020
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Rutger Hauer

Lasciamo sfogare subito i patiti delle maledizioni e della casualità\non casualità, ricordando che sia Rutger Hauer che Luke Perry avevano recitato assieme nel 1992 nell’epocale fiasco cinematografico Buffy l’ammazza vampiri, da cui l’allora sceneggiatore della pellicola, Joss Whendon, trasse poi l’omonima serie cult.

Nel film Perry interpretava il liceale Oliver Pike, mentre Hauer un vampiro “violinista” dall’improbabile nome di Lothos. L’essere anticonvenzionale sullo schermo, quanto non esserlo nella vita privata, condotta senza grossi clamori al fianco della seconda moglie Ineke Ten Kate conosciuta nel 1968, era del resto la caratteristica principale dell’attore olandese, nato a Breukelen durante le ultime settimane dell’occupazione nazista del suo Paese. Diventato un’icona del Cinema per il ruolo dell’androide Roy Batty in Blande Runner e un amato dal grande pubblico per il ruolo del cavaliere Etienne Navarre Ladyhawke di Richard Donner, Hauer, molto attivo anche nel nostro Paese con registi come Ermanno Olmi e Dario Argento, non si mai tirato indietro né da ruoli che sembrano fuori luogo per la sua compassata austerità  nordica, come l’autostoppista psicopatico di The hitcher  né da produzioni, come I banchieri di Dio di Giuliano Ferrara arrivate a sfiorare il parodistico, riuscendo sempre ad arricchirle con il suo talento e la sua versatilità unici.

Nel ricordarlo nella scena finale di Furia cieca, dove interpretava un reduce di guerra non vedente ed esperto di arti marziali, in cui si allontana con un sorriso triste dal bambino a cui ha salvato la vita, ringraziamo Rutger Hauer per averci fatto vedere sullo schermo cose che non avremmo mai immaginato.

Andrea Persi

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