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Sherlock – L’Amobinevole Sposa

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Di Andrea Persi 

È arrivata (solo per due giorni) sul grande schermo la serie tv britannica targata Bbc e creata da Steven Moffatt e Mark Grantiss di Dr Who che ripropone le avventure del celebre investigatore ambientate nella Londra moderna. Occorre premettere che questo episodio speciale della serie (formata da 9 film per la tv di circa 90 minuti suddivisi in 3 stagioni e che qui in Italia ha avuto alterne fortune pur potendo contare su un sostanzioso numero di estimatori), il cui titolo trae origine da un’espressione usata nel racconto di Conan Doyle “Il cerimoniale dei Musgrave, è una sorta di midquel fra la terza e la quarta stagione e quindi è altamente consigliabile aver visto gli episodi precedenti (disponibili anche sulla piattaforma Netflix) prima di dedicarsi alla sua visione.

Doverosamente vanno spese due parole per il modo in cui i creatori hanno caratterizzato i protagonisti Holmes, interpretato da Benedict “Alan Turing” Cumberbatch e Martin “Bilbo Baggins” Freeman.

Il primo è un consulente investigativo piuttosto eccentrico che si tiene in forma alla Peter Sellers\Clouseau, affrontando sicari nel salotto di casa, spesso scortese con gli altri e annoiato quando i casi non lo stimolano, un po’ alla Dr House, ma sicuramente brillante, sebbene a tratti infantile. Il secondo è un ex medico militare ferito (nella mente e nel corpo) in Afghanistan, come il suo omologo letterario, che finirà con l’aiutare e anche prendersi cura del bizzarro coinquilino, col quale instaurerà una strana amicizia apparendo in certi momenti anche più “presente” di lui (in un episodio, Sherlock cerca di usare tecniche di concentrazione per far ricordare un indizio a Watson il quale però aveva già provveduto a fargli una foto col suo cellulare)

Attorno a loro si muovono i personaggi della saga letteraria come l’ispettore Lestrade (Rupert Graves), la padrona di casa Sig.ra Hudson (l’attrice Una Stubbs), il fratello maggiore di Sherlock, Mycroft (interpretato dallo stesso Mark Grantiss) un funzionario del Servizio segreto che ha un rapporto complicato col fratello, ma che in fondo sembra tenere a lui, la futura moglie letteraria di Watson, Mary Mornstan (Amanda Abbington) e, ovviamente, la nemesi dell’investigatore, Jim Moriarty (uno dei personaggi migliori della serie, interpretato dal bravo Andrew Scott) qui rappresentato come una sorta di hacker psicopatico. A questi si aggiunge Louise Brealey che interpreta il personaggio inedito del medico legale Molly Hopper che ha un debole per Sherlock. Nella serie i due protagonisti hanno a che fare con casi che spesso si rivelano complicate cospirazioni a livello globale, piuttosto che modesti reati commessi da qualcuno all’interno di un ristretto gruppo di persone e non mancano i momenti ironici (altro punto di forza della serie assieme alle geniali deduzioni dell’investigatore) come quando Watson scopre una testa mozzata nel frigo di casa che serve a Sherlock per i suoi esperimenti forensi.

Fatta questa doverosa premessa sullo stile della serie, passiamo alla trama dell’episodio speciale, ambientato, per l’occasione, nel 1895. Qui troviamo un Holmes e uno Watson leggermente più canonici, alle prese con un bizzarro caso. Una donna vestita da sposa, dopo aver seminato il terrore sparando in strada si è uccisa con un colpo di pistola alla testa. Incredibilmente poche ore dopo la stessa donna uccide il marito davanti a parecchi testimoni. Nello sconcerto generale, Holmes dovrà risolvere il caso che sembra ordito da una misteriosa organizzazione che, secondo il fratello Mycroft, non può essere sconfitta perché si batte per un ideale giusto e si  troverà anche ad affrontare i suoi demoni personali.

Anche in questo episodio retrodatato non mancano i guizzi umoristici, come la sig.ra Watson che si traveste da cliente per vedere il marito, sempre fuori casa per collaborare con Holmes o le ironie sulla diversità fra l’Holmes dei racconti di Watson (il quale è costretto a farsi crescere i baffi per essere riconosciuto dai propri lettori) e quello reale. Girato con una fotografia piuttosto scura (spesso eccessivamente) e a tratti quasi onirica, il film, da buon prodotto televisivo, è basato su primi piani o al massimo campi medi accompagnati dal tema della serie composto da David Arnold che ricorda le musiche degli inseguimenti nelle vecchie comiche, a voler sottolineare il tono semiserio del telefilm.  Anche La trama gialla è molto ben strutturata ed ha il pregio di prendere in contropiede lo spettatore senza però essere “sleale” con lui.

In sostanza una buona produzione che però, come detto, ha il difetto congenito di poter essere apprezzata in pieno solo da chi abbia seguito gli episodi finora trasmessi.

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