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Skyscraper

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Di Andrea Persi 

“Più grossi sono più rumore fanno cadendo” dice il vecchio adagio e lo diceva anche  minacciosamente Tuco Benedicto Pacifico Juan Maria Ramírez (Eli Wallach) al nostro Mario Brega ne Il buono, il brutto e il cattivo di Sergio Leone. Per questo un monolocale può prestarsi bene a un horror, come La casa di Raimi, o a un dramma come Room, interpretato dalla futura Captain Marvel Brie Larson, ma non funzionerebbe proprio in un disaster movie, perché film del genere hanno bisogno di devastazioni a livello urbano se non planetario o al limite in navi ultralussuose come in L’ avventura del Poseidon o come palazzi ultramoderni come in Inferno di cristallo, capostipiti di un sottogenere che è cresciuto in spettacolarità di pari passo con la tecnologia e che viene  affrontato ora dal regista, qui anche autore dello script, Rawson Marshall Thurber (cresciuto dirigendo commedie surreali quali Palle al balzo – Dodgeball o Come ti spaccio la famiglia), con l’ausilio di Robert Elswit (premio Oscar per Il Petroliere) alla fotografia, del duo Dan Cervin e Joel Whist agli effetti speciali e realizzatori di quelli dell’ultimo capitolo del recente reboot de Il Pianeta delle Scimmie Steve Jablonsky, compositore di quelle della saga di Transformers, alle musiche

L’ex agente del FBI Will Sawyer (Dwayne Johnson) ha perso una gamba durante una missione e ora si occupa di sistemi di sicurezza cercando di condurre una vita tranquilla con la moglie Sarah (Neve Campbell) e i figli (McKenna Roberts e Noah Cottrell). Ma nel corso di un lavoro all’interno dell’avveniristico grattacielo di oltre 900 metri costruito dal magnate Zhao Long Ji (Cnin Han), Will, per proteggere i suoi cari, dovrà affrontare la minaccia costituita dal boss criminale Kores Botha (Roland Møller), intenzionato a sabotare l’ultrasicuro edificio.

La pellicola rispetta appieno i canoni degli odierni film d’azione a cominciare dall’eroe che o è uno sfigato divorziato con un pessimo rapporto con la figlia\o adolescente che recupera grazie al suo eroismo nel pericolo o, come in questo caso, è sposato con una donna “macha” quanto lui e ha due figli piccoli, rigorosamente maschio e femmina che soffrono d’asma, il primo e sono petulanti, la seconda, più della figlia di Will Smith in Io sono leggenda. Ovviamente, poi, i cattivi, nonostante in questo caso il protagonista sia fisicamente menomato hanno la mira del personaggio di Bellosguardo nel Robin Hood di Mel Brooks e si fanno mazzolare di legnate da lui anche quando saltella su una gamba sola, la protesi viene infatti usata in svariati dal randello al ferma porta, mentre sfida senza troppi problemi le leggi della fisica (piccola digressione: in questo genere di film se stai appeso con una mano a un palazzo di sicuro riesci a dare, anche 12 volte in 5 minuti, lo scatto di reni per arrampicarti in cima, mentre se ti aiuta qualcuno cadi certamente di sotto) facendo salti acrobatici e sorreggendo, come un novello Atlante, ponti semi crollati e rattoppati con passerelle di legno che nemmeno nei cartoni animati della Warner Bros. Tutto questo all’interno di un film che celebra “miti americani” come il telefonino Apple, che continua a funzionare anche tra fiamme ed esplosioni e il nastro adesivo Walmart, esaltato prima da Tarantino in Kill Bill e poi parodiato da Gabriele Mainetti in Lo chiamavano Jeeg Robot, che sigilla anche le ferite da schegge d’acciaio.

Tuttavia non aspettandosi di vedere Kubrick o Visconti, lo spettatore può apprezzare l’intrattenimento offerto dalla nuova pellicola dell’ormai rodato Dwayne Johnson, che, con accanto l’ex eroina di Scream Neve Campbell e il protagonista di Land of Mine Roland Møller, si mantiene, a differenza del retorico e strampalato San Andreas o del demenziale Baywatch, in un perimetro di tollerabile inverosimiglianza, grazie anche alla buona spettacolarità offerta dalla computer grafica.

Dedicato, insomma, a quelli che pensano che ogni tanto faccia bene disconnettere il cervello e rilassarsi in una sala cinematografica.

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