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Maggio 26, 2019
Recensioni

Star Wars: Il Risveglio della Forza

Di Andrea Persi

Il grande giorno è venuto ed è anche passato. Il nuovo capitolo della saga di Lucas targato Topolino e diretto da J.J. Abrams è arrivato nelle sale. Il lancio pubblicitario è stato tale da far capire che per il film sarebbe stato davvero difficile soddisfare le aspettative del pubblico.

E infatti l’occhialuto regista di Star Trek non c’è riuscito. Anzi potremmo dire che non ci ha nemmeno provato.

La trama è la seguente. Trent’anni dopo la battaglia di Endor che ha visto la fine dell’ Impero la galassia è di nuovo in pericolo. Il Primo Ordine, un’organizzazione filo-imperiale piuttosto dandy, minaccia la Nuova Repubblica che affida al Generale Leia Organa (piccola precisazione: anche in questa trilogia come in quella “prequel” vengono usati i nomi originali statunitensi) e alla sua “Resistenza” (sic!!!) il compito di combatterla. Leia ha anche un’altra missione: ritrovare suo fratello Luke Skywalker, l’ultimo cavaliere Jedi rimasto nella galassia che è scomparso da tempo. A questo scopo invia il fido Poe Dameron su Jakku un pianeta desertico simile (ma che dico? Identico con tanto di jawas “robotizzati”) a Tatooine per incontrare Lor San Tekka  che ha delle informazioni al riguardo. Ma il primo Ordine guidato dal perfido Sith Kylo Ren lo individua e lo cattura non prima, però, che il pilota nasconda le informazioni nel fidato droide BB8 (mmmm questa cosa non mi è nuova). La ricerca del prezioso indizio coinvolgerà nella lotta contro il Primo Ordine anche la cercatrice di rottami Rey e l’assaltatore imperiale pentito Finn.

Come accennato, Abrams fallisce miseramente nel tentativo di creare qualcosa di originale, limitandosi, malgrado l’apporto di Lawrence Kasdan alla sceneggiatura, a svolgere il compitino, scopiazzando qui è lì cose già viste nella saga originale. E così abbiamo, come detto, il droide in fuga con informazioni vitali al suo interno, il pianeta desertico, quello ghiacciato, quello boscoso, la super arma dei cattivi, qui chiamata Starkiller (altra tristissima scopiazzatura, stavolta dal videogioco il “Potere della Forza” che, peraltro, aveva una trama migliore di questo film) il leader olografico che troneggia sui sottoposti, un Andy “Gollum” Serkis, truccato come un Voldermot con naso, la scoperta della Forza da parte di un personaggio improbabile (si fa per dire visto quanto la cosa sia “telefonata”), il rapporto padre-figlio e chi più ne ha più ne metta.

Il nostro non lesina nemmeno di copiare se stesso infilandoci manovre d’attacco durante il viaggio nell’iperspazio come nel suo Star Trek, forse ignorando che nell’universo lucasiano non è previsto che una nave entri ed esca dall’iperspazio dove le pare, ma solo seguendo determinate rotte (come la famosa rotta di Kessel percorsa in 14, pardon, 12 parsec dal Millennium Falcon) e la distruzione di luoghi simbolo della saga.

Ma la scelte più suicide rimangono, senza voler fare spoiler, rimangono due: quella di aver infilato fin dal primo trailer una scena che fa capire come si risolverà il momento di maggior pathos del film e un raffazzonato duello finale.

A livello tecnico, tranne la versione de luxe degli imperiali non assistiamo a nulla di innovativo e perfino la vecchia Morte Nera o le navi dei cloni nella “trilogia prequel” erano migliori visivamente dell’arma Starkiller, mentre i temi musicali originali di John Williams (del tutto assente la marcia imperiale, peraltro) vengono usati pochissimo e per lo più a sproposito. Anche la scenografia e i costumi non brillano per originalità: alcuni ufficiali del Primo Ordine sembrano usciti da “balle spaziali” di Brooks, per non parlare del look alla Blade Runner di alcuni malavitosi spaziali o della locanda intergalattica in stile “il Trono di Spade” con tanto di girarrosto.

Ma il vero dramma è rappresentato dal cast.

Disastrosi tutti i nuovi personaggi con l’eccezione di Oscar Isaac (il “principe Giovanni” del Robin Hood di Scott) nel ruolo di Poe Dameron, mentre John Boyega, il peggiore del cast, che interpreta Finn e Daisy Ridley (Rey) sembrano Owen Wilson e Jackie Chan in uno dei loro film. Incomprensibile il ruolo di Gwendoline Christie nei panni del Capitano Phasma, che diviene poco più che una macchietta. Sul versante  cattivi Adam Driver interpreta un Kylo Ren che ferma il colpo di un blaster con la forza, ma poi è preda di attacchi isterici ogni 5 minuti spaccando tutto a colpi di spada laser,  colpisce di più per la sua somiglianza col calciatore Zlatan Ibrahimovic che per la sua recitazione. Domhnall Gleeson, che interpreta il generale Hux, appare invece inverosimile e fumettistico. Molto ben concepito invece il nuovo droide BB8 che ci fa dimenticare l’orrido Jar Jar Binks delle trilogia prequel. Le uniche soddisfazioni ci vengono dalla “vecchia guardia” con i vari Han, Leia, C3P8, e Chewbacca che ci fanno ritrovare la magia di un tempo.

Ad ogni modo l’azione e il divertimento (quello anche troppo, visto l’ironia viene dispensata in maniera talmente copiosa da ridicolizzare la storia) che hanno appassionato generazioni riescono a sopravvivere soprattutto, come detto, grazie ai vecchi personaggi e alla storia che, tutto sommato, conserva una sua linearità, sia pure nella prevedibilità dello sviluppo e dell’epilogo.

In conclusione il film di Abrams probabilmente riuscirà a soddisfare (o a non deludere) ma non certo a stupire, con ciò rivalutando la trilogia prequel in cui Lucas ha quantomeno tentato, sia pure con risultati discutibili, di rinnovare la propria saga.

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