Oops! It appears that you have disabled your Javascript. In order for you to see this page as it is meant to appear, we ask that you please re-enable your Javascript!

Suspiria

Di Andrea Persi

Breve e semiserio incipit sul mito delle Tre Madri. Si tratta di tre streghe, probabilmente bocciate in latino, note come Mater Sospiriorum, Mater Tenebrarum e Mater Lacrimarum, nate attorno all’anno mille e che usarono i loro poteri per seminare (tanto per cambiare) morte e distruzione nel mondo. Divenute immortali, nel XIX secolo commissionarono all’architetto italiano Emilio Varelli la costruzione, rispettivamente a Friburgo (boh?), New York e Roma di altrettante dimore, presumibilmente per essere (Alert Spoiler) più facilmente accoppate in ciascuno dei film che il cineasta romano ha girato su di loro. Il primo e probabilmente più famoso di tali opere è quello sulla prima madre che è oggi oggetto del remake di Luca Guadagnino, trionfatore della scorsa stagione cinematografica con Chiamami col tuo nome, affiancato da David Kajganich (creatore dell’innovativa serie tv The Terror) alla sceneggiatura, Sayombhu Mukdeeprom (Chiamami col tuo nome) alla fotografia e dal cantante dei Radiohead Thom Yorke alle musiche.

Berlino 1977. Mentre si consumano i tragici eventi del sequestro Schleyer e della banda Baader Meinhof, la ballerina americana Susie Bannion (Dakota Johnson) viene ammessa nella prestigiosa scuola di danza di Madame Blanc (Tilda Swinton) dove ben presto si renderà conto che avvengono fatti misteriosi e inquietanti su cui indaga anche l’anziano psicologo Klemperer che aveva in cura la sua compagna Patricia (Chloë Grace Moretz), misteriosamente scomparsa.

Se gli “apprezzamenti” di Asia Argento nei confronti del regista le sono valse una denuncia per diffamazione da parte di Guadagnino, si può, invece, concordare con il giudizio che suo padre Dario ha espresso, frettolosamente etichettate come critiche negative. Il regista di Profondo Rosso ha sottolineato correttamente la maggiore eleganza stilistica del remake, che non manca nemmeno nelle scene più truculente come la morte della studentessa Olga o la sensuale e sanguinaria scena del sotterraneo, rivendicando la maggiore “ferocia” della sua opera. In effetti, Guadagnino, modificando radicalmente la storia che si arricchisce oltre che di un finale totalmente diverso, delle sottotrame sul passato di Klemperer e di Susie ed enfatizzando il contesto storico-politico della storia, al punto di creare una sorta di bizzarro e improbabilmente quanto i riferimenti socio culturali presenti in Chiamami col tuo nome, parallelismo tra le streghe reali del film e il movimento femminista degli anni ’70, regala allo spettatore un horror patinato e visionario allo stesso tempo in cui il terrore è spesso più psicologico che visivo e che offre, tra immagini oniriche in stile The ring e inquadrature angoscianti, un’opera ricca di tensione che non risente né per la durata di quasi due ore e mezza, né per l’assenza dei leggendari Goblin alla colonna sonora.

Eleganza e delirio fuse insieme e sottolineate anche dal triplice ruolo di Tilda Swinton e dal criptico omaggio al primo film e alla sua anteprima al cinema Metropolitan, in una pellicola certamente diversa dall’originale ma che assicura lo stesso salutari brividi di paura.

Leave a Comment

Your email address will not be published.