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Aprile 6, 2020
Netflix Serie tv

The End of the F***ing World – Stagione 2

Nella voce fuori campo della prima stagione, James (Alex Lawther, “The Imitation Game”) ci dice il suo nome e la sua età e aggiunge, “sono abbastanza sicuro di essere anche uno psicopatico”.

Da bambino, una volta si è bloccato la mano in una friggitrice per provare a sentire qualcosa, e in seguito si è laureato per uccidere animali per lo sport.

Quando ciò non lo commuove, decide di provare a uccidere la sua compagna di classe Alyssa (Jessica Barden, “Hanna”).

Ne deriva la stravaganza che poi contiene tutta la serie e i due partono per un’avventura insieme.

Più tardi nella prima stagione, la coppia trascorre la notte in quella che pensano sia una casa vuota, solo per essere svegliati dal proprietario, il professore universitario Dr Clive Koch (Jonathan Aris, “Sherlock”).

Koch tenta di violentare Alyssa, ma James lo trafigge alla gola, uccidendolo e bagnando Alyssa nel suo sangue, dando poi il via a un inseguimento della polizia che si concluderà con ancor più spargimenti di sangue.

La seconda stagione riprende due anni dopo questi eventi.

James si è ripreso da una ferita da arma da fuoco dopo essere fuggito dalla polizia e aver ottenuto una condanna poi sospesa per omicidio colposo.

Alyssa, ancora traumatizzata dal suo incontro con Koch, ha provato ad andare avanti.

Lavora in una tavola calda e si è fidanzata con un ragazzo del posto.

Entra a far parte della serie Naomi Ackie nel ruolo di Bonnie (“Star Wars: The Rise of Skywalker”), una giovane donna che, dopo un’infanzia soffocante, va a lavorare in un college locale e s’impiglia in una relazione malsana con Koch.

Viene incarcerata dopo aver ucciso una rivale in amore e, dopo essere stata liberata, è ora in cerca di vendetta contro gli assassini di Koch.

Nel frattempo, James e Alyssa si riuniscono dopo che Alyssa scappa dal proprio matrimonio e si avviano nuovamente in un’avventura senza alcun reale scopo o obiettivo.

James, per gran parte della stagione, porta in giro le ceneri del padre recentemente defunto, aggrappandosi all’ultimo membro della famiglia che aveva e in cerca di un luogo per il riposo finale, mentre Alyssa soffre di frequenti flashback dell’assalto sessuale che ha subito e dell’omicidio cui ha assistito.

Il tono dello spettacolo è da qualche parte tra lo stile di Wes Anderson e quello dei fratelli Coen e non si può certo evitare l’evidente confronto con “Bonnie e Clyde” istituito nella prima stagione e proseguito in questa seconda.

Lawther e Barden hanno un’ottima chimica, entrambi sono naturalmente impassibili e non mostrano molta emozione, ma questo ha senso per i loro personaggi e per come hanno vissuto ciascuno e alla loro maniera i traumi passati.

Valerio Sembianza 

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