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Aprile 10, 2021
Netflix

The Haunting of Bly Manor – La Recensione

Il peso dei ricordi e dei peccati del passato continuano a essere i principali protagonisti dell’opera di Flanagan.A poco a poco, Mike Flanagan ha lasciato il segno nel genere horror.

Sia in film come Oculus o Gerald’s Game, sia in storie che richiedono ulteriore sviluppo attraverso la televisione, come The Haunting of Hill House, il suo passaggio attraverso il genere è stato notevole.

Ora ci porta un nuovo approccio a una casa infestata con la serie The Haunting of Bly Manor. 

La voce di Flanagan come creatore di storie dell’orrore è focalizzata allo stesso modo sul dolore del fantasma, sul dolore della morte e sui peccati dei vivi e dei morti.

L’interesse del regista è nel modo in cui tutti portiamo questi ricordi sulle nostre spalle.

Nel caso della serie The Haunting of Bly Manor, come la stagione precedente, lo sviluppo è simile: nella storia abbiamo una casa che sembra infestata e una famiglia che ha comportamenti strani.

Flora e Miles sono due fratellini che hanno subito la morte dei genitori e che ora devono vivere sotto la tutela di varie persone, a cominciare dallo zio Henry alla governante, la signora Grose, lo chef e autista Owen, il giardiniere Jamie e la nuova tata Dani.

La prima cosa che possiamo notare in The Haunting of Bly Manor è che Flanagan continua a scommettere e ad affidarsi al cast ricorrente degli altri suoi titoli. Questa non è una brutta cosa, ma potrebbe creare confusione per lo spettatore medio che pensa di trovarsi di fronte a un sequel diretto di Hill House.

Ma al di fuori di questo, come nella sua prima serie per Netflix, dal primo episodio vediamo i fantasmi nascosti nei dipinti.

Veniamo a vederli minacciosi, come una figura presente che non lascia soli i nostri protagonisti, in particolare Dani (Victoria Pedretti), che raggiunge una performance estremamente emotiva mentre procediamo nella storia, fino a raggiungere un ultimo episodio straziante.

Il peccato che Dani porta con sé è enorme e impossibile da sostenere da sola.

Nella villa, quel ricordo diventa più grande e decisamente più presente attraverso un misterioso fantasma con lenti rotonde, completamente illuminato, ma che è immobile, come una figura che non lascerà la mente di Dani.

La storia inizia quindi a giocare con il tempo: tra passato e presente impariamo sempre di più sui personaggi che abitano la villa.

Flanagan usa questi salti temporali a loro vantaggio, incorporando pause incentrate sul personaggio tra gli episodi.

Così, dopo che un capitolo si concentra sulla storia dell’autista e sui motivi per cui ha lasciato la casa, il regista lascia quella narrazione con un cliffhanger e ci porta in un altro luogo e in un altro passato per mantenere tensione e mistero, fino ai suoi ultimi minuti.

L’episodio cinque, L’Altare dei Morti, è senza dubbio il più sperimentale ma non il meno comune.

Mentre in The Hounting of Hill House c’erano solo episodi in sequenza temporale, qui la sfida è rivedere la stessa scena da punti diversi, o più di ogni altra cosa, conoscendo le nuove informazioni che ci vengono man mano presentate.

Prendendo “Il giro di vite” di Henry James come base e ispirazione, Flanagan misura il peso degli spiriti negli inferi, il peso che li trascina e li ancora al nostro mondo.

Non umanizza la morte ma la persona morta, il suo dolore, il suo dolore e ciò che il tempo fa alla memoria stessa. 

Tutto questo esplorato e sfruttato nei suoi ultimi due episodi.

Sebbene questa sia una serie horror, The Haunting of Bly Manor si rivela principalmente un dramma malinconico e nostalgico sui ricordi che ci tengono fuori dal nostro dolore.

Valerio Sembianza

Eccovi il Trailer

 

 

 

 

 

 

 

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