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The Predator

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[Voti: 1    Media Voto: 4/5]

Di Andrea Persi 

Nel 1985 dopo l’uscita di Rocky IV, circolò la voce che lo Stallone Italiano, non avendo più degni avversari terrestri, nel quinto film avrebbe affrontato un antagonista extraterrestre. La cosa, per fortuna rimase uno scherzo, ma gli sceneggiatori Jim e John Thomas ne furono ispirati, al punto da scrivere un copione intitolato Hunter che fu letto dal produttore della 20th Century Fox Joel Silver, il quale decise di produrre il film, che vide la luce nel 1987, interpretato da Arnold Schwarzenegger e dall’ex Apollo Creed Carl Weathers e intitolato, appunto, Predator. Nei ventuno anni trascorsi l’alieno cacciatore appartenente alla specie degli Yautja (pronuncia ia-ù-cia) è stato protagonista di diversi seguiti, crossover con l’altro mostro intergalattico simbolo della fantascienza anni ’80, ossia lo xenomorfo alien creato da Ridley Scott e ora di un reboot diretto da uno degli attori protagonisti del primo film Shane Black (Iroman 3, The nice guys), co-sceneggiatore assieme a Fred Dekker (regista del teen-cult anni ’80 Scuola di mostri), per la fotografia di Larry Fong (Super 8, Kong: Skull Island), gli effetti speciali di Alex Burdett (Deadpool) e Jonathan Rothbart (After Earth) e le musiche di Henry Jackman (La quinta onda, Jumanji – Benvenuti nella giungla).

Il tiratore scelto dell’esercito Quinn McKenna (Boyd Holbrook) vede morire la sua unità a causa dell’attacco di un alieno. L’aggressore viene alla fine catturato, ma il governo per insabbiare l’incidente fa arrestare McKenna che però fa in tempo a inviare alcune delle armi dell’extraterrestre a casa sua dove vivono la moglie Emily (Yvonne Strahovski) e il figlio dodicenne autistico Rory (Jacob Trembley), che accidentalmente provoca l’arrivo sulla Terra di un’altra nave spaziale. Toccherà a Quinn, aiutato dalla scienziata Casey Bracket (Olivia Munn) e da un gruppo di compagni di prigionia guidati dal tenente Nebraska Williams (Trevante Rhodes), sventare questa nuova minaccia.

Un insulso filmaccio di serie Z che, tra laboratori pieni di scienziati pronti per essere macellati, militari schizofrenici o nella migliore delle ipotesi così tonti da non riconoscere un braccio mozzato, bambini “diversi” che hanno però un ruolo cruciale nella storia e buoni che sembrano avere nel caricatore proiettili inesauribili, quanto le frecce nella faretra di Legolas, cerca, nonostante l’ambientazione contemporanea, di seguire l’onda recente revival anni ’80 avviato dalla fortunata serie tv Stranger Things aggiungendovi effetti computerizzati e splatter a go-go. Tra compiaciute autocitazioni dello sceneggiatore Dekker (si veda la scena “del dolcetto o scherzetto”) e un colpo di scena finale talmente ingenuo da fare tenerezza, assistiamo alle gesta della squinternata mezza dozzina guidata dal gemello tossico di Draco Malfoy che alterna comportamenti talmente sciroccati, tipo andarsi a fare una birra mentre il Predator scorrazza per la città, che al confronto Murdock dell’A-Team sembra un premio Nobel a massacri cruenti quanto grotteschi e della sexy scienziata di turno che si decontamina nuda mentre il Predator è a mezzo metro da lei (per la serie “fatemi squartare, ma mai che mi prenda un raffreddore alieno”) e che si spara su un piede anziché colpire un mostro alto tre metri. In questo grandguignolesco delirio di non-sense il piccolo Jacob Trembley non solo si dimostra l’unico che sembra avere idea di cosa fare davanti a una macchina da presa ma anche il solo personaggio vagamente razionale in un mondo popolato da adulti afflitti da una freaudina invidia del pene, sublimata da grosse armi a machismo da caserma, sottolineato dagli immancabili  intercalari “fuck” e “shit”.

Se qualcuno pensava che col crossover Alien vs Predator, che annoverava tra i protagonisti il nostro Raoul Bova, la saga avesse toccato il fondo, questo film dimostra che nel caso, si può sempre scavare.

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