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Luglio 23, 2019
Recensioni

Toy Story 4

Se avete provato un brivido per il finale di Avengers – Endgame non sarà mai pari a quello che ho provato io (e credo molti altri) quando in Civil War il simpatico Spiderman, interpretato da Tom Holland, definisce L’impero colpisce ancora un “vecchissimo film”.

Purtroppo anche i miti invecchiano, qualche volta regredendo (vedi la scalcinata nuova trilogia della saga creata da George Lucas che la Disney sembra ansiosa di chiudere nella maniera più indolore possibile per spingersi verso nuovi e incontaminati universi narrativi), qualche volta evolvendosi come ha fatto la serie, sempre targata Disney di Toy Story che arriva al cinema con un nuovo capitolo, 9 anni dopo il precedente e ben 24 dopo il primo. A dirigerlo c’è Josh Cooley, regista di lungometraggi di grande successo quali Up e Inside Out, mentre alla sceneggiatura ci sono Stephany Folsom e Andrew Stanton, (autore quest’ultimo degli script dei capitoli precedenti) e alle musiche sempre il premio Oscar Randy Newman, mentre la colonna sonora italiana è curata da Riccardo Cocciante e dal duo Benji e Fede.

Woody (Angelo Maggi), Buzz (Massimo Dapporto) e il resto dei loro amici giocattoli appartengono ormai alla piccola Bonnie, la quale però sembra snobbare il cowboy che dal canto suo sente la mancanza della pastorella Bo Beep (Cinzia De Carolis) venduta anni prima. Ma quando la bambina, durante un viaggio con la famiglia, perde il suo giocattolo preferito, l’impacciato e buffo Forky (Luca Laurenti), Woody non esiterà a lanciarsi in una nuova spericolata avventura per riportalo a casa.

Orfano delle voci del comico Don Rickles (scomparso del 2017), doppiatore americano di Mr Potato, sostituito con materiale di repertorio e soprattutto del nostro Fabrizio Frizzi doppiatore italiano di Woody (il cui posto viene preso egregiamente da Angelo Maggi, doppiatore di Tom Hanks, voce originale del pupazzo), questo quarto (e forse ultimo) capitolo conferma il cambio di passo del franchisee operato dalla Disney dopo l’acquisizione della Pixar e iniziato con il film precedente. Coerentemente con la tradizione della Casa di Topolino la storia utilizza qualcosa di semplice come i giocattoli per affrontare temi adulti, sia pure narrati a misura di bambino, come l’amicizia, il coraggio e l’altruismo, persino verso chi ci sembra, come lo erano i “villain” dei primi film, irrimediabilmente cattivo, ma che in realtà è solo infelice, non rinunciando però a dare un ruolo primario alla fantasia vista addirittura come forza creativa ed esistenziale. Bonnie costruisce da sola, grazie all’aiuto quasi paterno di Woody, il pupazzo Forky e proprio per questo esso diventa il suo giocattolo preferito. Invece, i nuovi personaggi della bambola Gabby Gabby e di Duke Kaboom (pupazzo acrobata, doppiato in maniera spassosissima da Corrado Guzzanti), smarriscono la loro ragione d’essere perché non sono stati all’altezza dei sogni dei loro bambini, mentre Bo Peep, personaggio secondario dei primi film, scomparso, assieme ad altri personaggi in ciò che si potrebbe definire un vero e proprio recasting, in Toy Story 3, non si lascia schiacciare da questo destino e cerca di ritrovare il proprio posto nel mondo, cambiando se stessa, ma non rinunciando alla propria nobiltà interiore.

Temi seri, dunque e trattati anche in modo da suscitare una facile commozione, che però non impediscono alla pellicola di sprizzare divertimento, azione e imprevedibilità a ogni sequenza come solo l’abilità e l’esperienza della Disney sanno fare.

Difficile dire se ci sarà spazio per un seguito, ma uscendo dalla sala restano pochi dubbi che il viaggio sino a qui sia stato davvero stupendo.

Andrea Persi

 

 

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