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Ottobre 15, 2019
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Underworld Blood Wars

Di Andrea Persi 

Quattro anni l’ultimo capitolo, il 6 aprile arriva la cinema il seguito della saga action\horror iniziata nel 2003 con la pellicola di Len Wiseman. Nonostante lo stile televisivo, un prodotto di buona qualità che ha il merito di recuperare e ampliare l’universo e la mitologia della serie.

Come diceva il telecronista Luigi Necco all’epoca in cui il Napoli di Maradona duellava ad armi pari con le squadre del nord “Milano chiama, Napoli risponde”. E così dopo l’ennesimo capitolo di Resident Evil, giunto a quota 6 pellicole sempre interpretate dall’inossidabile Milla Jovocich che ormai ne ha fatto un affare di famiglia col marito regista e la figlia in piccoli ruoli, ecco il nuovo episodio (il quinto) della saga licantropo\vampiresca di Underworld con protagonista l’ex infermiera di Pearl Harbour Kate Beckinsale, assente però nel prequel del 2009.

A dirigere la pellicola troviamo l’esordiente Anna Foerster che si è fatta le ossa in serie tv quali Outlander e Criminal Minds e che dirigerà Source Code 2, sequel del film interpretato da Jake Gyllenhaal. La sceneggiatura è scritta da Cory Goodman (The last Witch Hunter) mentre alla fotografia abbiamo Karl Walter Lindenlaub (Hunting – presenze), agli effetti speciali Jirí Vojtech (Snowpiercer) e alle musiche Michael Wandmacher (The Last Exorcism – Liberaci dal male).

Dopo gli eventi delle passate pellicole, la vampira Selene (Kate Beckinsale) è diventata una ricercata sia per i suoi simili che per i licantropi guidati dal nuovo e astuto capo Marius (Tobias Menzies, il manager mezzasega del film Black Sea). Suoi unici alleati sono i vampiri David (Theo James, il Tobias “Quattro” della saga di Divergent) e suo padre Thomas (l’onnipresente e aristocratico Charles Dance “Tywin Lannister”de Il trono di spade). Una possibilità di salvezza le viene però offerta dal membro del consiglio orientale dei vampiri, Semira (Laura Pulver, “cornuta e mazziata” moglie di Lorenzo De Medici nel telefilm Da Vinci’s Demons) che le offre di aiutare il suo vice Varga (Bradley James, che ricordiamo nel ruolo del principe\re Artù, per gli amici “testa di fagiolo”, nella serie tv Merlin) ad addestrare nuovi combattenti per affrontare la crescente minaccia dell’orda di Marius.

Attraverso un’operazione che in qualche misura ricorda il reset narrativo operato da Andrew Morahan con Highlander 3, che cancellò dalla storia ogni riferimento fantascientifico, introdotto del secondo disastroso capitolo, vengono eliminati gli antagonisti umani e la sottotrama amoroso\familiare di Selene, sviluppate nel film precedente, concentrando la pellicola sull’universo dei vampiri e dei loro nemici licantropi, ampliandone la mitologia, qui ci viene mostrata la comunità non morta dell’estremo nord di Vardor, tutti, tranne i calvi, vittime di una contagiosa (vedere per credere) sindrome del capello biondo o bianco, ma profondi conoscitori, del mondo mistico,  suggerendo un contesto sociale alla storia: qui più che mai i vampiri, peraltro inclini a francesismi e latinismi fuori luogo all’interno di un doppiaggio non certo eccelso, somigliano ai nobili egocentrici della Francia prerivoluzionaria mentre i licantropi al popolo, incolto e facilmente manovrabile dai suoi capi ed, infine, evitando di esagerare la spettacolarità delle scene d’azione, girate in un 3d quanto mai inutile.

Il risultato complessivo è, comunque, un prodotto forse più vicino a quelli per il piccolo schermo, con scene di massa di modesta entità, scenografie piuttosto semplici ed effetti di buona qualità ma di fattura artigianale che, però, offre allo spettatore una storia godibile e con qualche scena sicuramente d’effetto, come il duello sul ghiaccio tra Selene e Marius o la fuga della donna vampiro assieme a David. Non mancano tuttavia scivolate nel trash come la scena in cui Semira si “sgargarozza” un bicchierone di sangue formato gigante o quella con la grottesca macchina salassatrice.

Pur non offrendoci un’interpretazione epocale, la quarantatreenne Kate Beckinsale si dimostra ancora credibile nei panni della grintosa guerriera non morta che l’ha resa famosa e certamente fa una figura migliore di un Theo James al limite del parodistico che non riesce a esprimere emozione umane, o vampiresche che siano, nemmeno quando gli parlano della madre. La migliore del cast rimane, comunque, Lara Pulver che nonostante qualche esasperazione da fumetto riesce a dare alla sua Semira la giusta malizia e ambiguità che il personaggio richiedeva.

Queste “Guerre del sangue” cominciano (difficile, infatti, non pensare a un sequel), insomma, col piede giusto con un racconto non certo memorabile, ma che riesce molto bene nell’obiettivo di intrattenere lo spettatore.

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