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Agosto 2, 2021
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Wanda Vision sulla Piattaforma Digitale di Disney Plus

Come ci si poteva aspettare, in mano alla Disney anche i supereroi dell’Universo Marvel ci vengono mostrati come non li abbiamo mai visti prima.

Ed ecco, infatti, che dopo gli eventi della cosiddetta saga dell’Infinito, ritroviamo la potente telepatica Wanda Maximoff (Elisabeth Olsen) e l’androide Visione (Paul Bettany), sposati (e non certo questa la cosa più strana) e divenuti una tranquilla coppia del ceto medio che vive, apparentemente negli anni ’50, nella cittadina di Westview, in questa innovativa serie in onda su Disney Plus, di cui finora sono stati rilasciati i primi due episodi.

Come nei plot delle più classiche sitcom americane (pensiamo a Vita da Strega, o Genio per Amore) i due protagonisti hanno un segreto che cercando di nascondere, tentando allo stesso tempo di integrarsi con il resto della comunità e creando per questo imbarazzanti e comici equivoci. Ma nulla è ciò che sembra. Infatti, la struttura e i cliché tecnico-narrativi utilizzati come il bianco e nero, i plot fin troppo scontati (nel primo episodio la coppia dimentica della cena col capo di Visione e nel secondo deve esibirsi nello spettacolo di beneficienza cittadino), le risate fuori scena e perfino gli intermezzi pubblicitari a metà dell’episodio, sono funzionali proprio per  mostrare allo spettatore come il microcosmo dei protagonisti sia tutt’altro che reale e di come loro stessi ne abbiano sporadici momenti di consapevolezza (come quando Visione domanda a uno smarrito collega, cosa significhino i numeri che vengono diligentemente annotati nel corso della loro giornata lavorativa), che vengono però soffocati da una meglio identificata forza superiore che li fa prontamente rientrare nei loro ruoli. 

La domanda esistenzialista per eccellenza: “perché siamo qui?” sembra insomma costituire, assieme a quella se e fino a che punto i protagonisti siano veramente prigionieri in questa sorta di “boccia di vetro” alla The Truman Show, il fulcro dell’intera serie, in cui momenti di surrealismo lynchano (si pensi alla scena della cena col capo che ricorda quella in Eraserhead o gli inquietanti ghigni verso la telecamera dei protagonisti), fanno sovente capolino rendendo la storia più cupa e lontana da una commedia sull’effimera natura del reale come Pleasantville di Gary Ross (pellicola omaggiata nel secondo episodio).

La serie si dimostra, comunque, straordinariamente originale e intrigante con due ottimi protagonisti. L’unico aspetto negativo è costituito dalla miriade di easter-eggs Marvel che rischiano di risultare incomprensibili allo spettatore meno esperto  

Andrea Persi

Eccovi il Trailer 

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